De gustibus approfondimento #2: Il garum e tutti i suoi simili

Buongiorno cuochi antichi !

Oggi per la rubrica “De gustibus”, abbiamo un altro approfondimento, dedicato ad una componente molto importante della cucina antica: il garum.

Praticamente ci è impossibile cucinare la stragrande maggioranza dei piatti dell’antica Roma (almeno nella versione originale) senza usare questo condimento.

I nostri antenati ne andavano matti, anche se sembra non furono loro ad inventarlo, e proprio per questo lo mettevano ovunque.

C’è da precisare però che, essendo una salsa molto particolare e dal forte odore anche all’epoca c’era chi non la apprezzava molto.

Ma vediamo al succo: che cos’era il garum?

Nota: esistevano vari tipi di garum e spesso sulle ricette si vedono altri due nomi, liquamen e allec. Ad oggi non possiamo sapere con esattezza quale sia la differenza, a causa di scarse fonti, ma i più propendono nel pensare che la differenza maggiore sia piuttosto nella consistenza. Perciò possiamo considerarli la stessa cosa, almeno nelle nostre ricette.

Tornando a noi.

Il garum era una salsa a base di pesce che si creava lasciando a macerare, tra spezie e sale, pesci di vario tipo.

Queste anfore dentro il quale veniva messo il pesce poi venivano lasciate all’aria aperta, senza coperchio, per un mese o più.

Capite che non è certo un profumo di rose quello che emanavano😂

Alla fine di questo tempo, il pesce veniva spremuto e si ricavava un liquido abbastanza saporito che usavano come base di condimento per la maggior parte delle loro ricette.

Ad oggi, possiamo identificare come “garum” moderno la colatura di acciughe o anche alcune salse di pesce tipiche della cucina thailandese.

Ovviamente io mi sono cimentata nel provare, con dovute modifiche e accorgimenti per non impuzzolire tutta casa.

Questo perché voglio provare ricette sempre più complesse e vorrei farlo nel modo più fedele possibile.

Voi, se non volete provare, o rischiare, il consiglio che posso darvi per sostituire questo condimento facilmente e così comunque avvicinarvi il più possibile ai sapori originali, è quello di usare la pasta di acciughe. Dicono che il sapore sia molto simile.

La ricetta originale

Di ricette ne abbiamo alcune ma io qui vi riporto quella di Marziale, che è quella più precisa e anche quella che ho preso io per la mia preparazione.

Usate pesci grassi come sardine e sgombri, cui vanno aggiunti, in porzione di un terzo, interiora di pesci vari. Bisogna avere a disposizione una vasca ben impeciata, della capacità di una trentina di litri. Sul fondo della vasca, fate un altro strato di erbe aromatiche disseccate e dal sapore forte come aneto, coriandolo, finocchio, sedano, menta, pepe, zafferano e origano. Su questo fondo disponete le interiora e i pesci piccoli interi, mentre quelli più grossi vanno tagliati a pezzetti. Sopra stendete uno strato di sale alto due dita. Ripetete gli strati fino all’orlo del recipiente. Lasciate riposare per sette giorni. Mescolate di sovente ancora per qualche giorno.Alla fine otterrete un liquido piuttosto denso, che è appunto il garum. Esso si conserverà a lungo”.

La mia preparazione

Io ho comprato alcune alici e sardine dal pescivendolo, ma potete usare il pesce che preferite anche se consiglio pesce piccolo.

In una ciotolina ho iniziato a preparare, lavorando per strati.

Prima ho messo uno strato di erbe, quelle che avevo in casa. Nel mio caso si tratta di: origano, mentuccia, salvia, prezzemolo, rosmarino e timo.

Sul letto di erbe ho adagiato alcune sardine e alici.

E il terzo strato è composto da sale, a ricoprire tutto il pesce. Io ho usato quello grosso.

Poi si continua strato dopo strato. Erbe, pesce e sale… Fino a finire il pesce.

Ora, in teoria il composto dovrebbe stare all’aria aperta, ma non avendo un posto adatto per lasciare il pesce così, ho deciso di chiuderlo ermeticamente con un coperchio.

Ho lasciato riposare senza aprirlo o toccarlo per sette giorni.

Il settimo giorno ho aperto e ho mescolato un po’ il pesce.

Da quel momento ho aperto ogni tanto sempre per mescolare un po’, per altri venti giorni.

Al ventesimo giorno ho aperto e filtrato il pesce.

Come vedete quello che ne esce è un liquido dal colore poco invitante, sembra acqua sporca 😂

Il sapore è sì molto forte ma ciò che si sente di più sono le erbe e il fatto che sia molto salato.

Mentre il pesce, che è rimasto e non si è macerato del tutto, ha un odore molto forte, simile appunto a quello della pasta di acciughe.

Nota: niente paura, questo alimento non viene usato in quantità enormi all’interno dei piatti perché in realtà serviva solo per insaporire. Infatti, nella maggior parte delle ricette ne serve uno o al massimo due cucchiai.

Ho deciso, dopo aver filtrato il composto, di rimettere il pesce nella ciotola e lasciarlo macerare ancora, per vedere se riesco ad ottenere anche consistenze diverse.

Se il risultato sarà positivo sicuramente farò un’altro aggiornamento di questo approfondimento per tenervi aggiornati.

Ho messo il garum in frigo perché, anche se non esisteva all’epoca degli antichi romani, ho preferito non rischiare lasciando fuori. Appassionata di storia sì, ma non completamente folle 😂.

Presto sicuramente proverò il garum all’interno di una ricetta antica ma, per il momento, ho voluto seguire il consiglio che ho trovato su internet, e usare il composto all’interno di un piatto antico: pasta aglio, olio e peperoncino.

Vi dirò, il sapore mi è piaciuto molto (scusate ma non ho foto da mostrarvi) mentre il forte odore ha dato fastidio a mia madre 😂.

Considerazioni personali

  • Se non avete un posto appartato, come una cantina, per tenere il composto aperto, vi consiglio caldamente di fare come me e di chiudere ermeticamente il pesce, altrimenti sentirete l’odore ovunque e potrebbe darvi fastidio.
  • Sempre a causa dell’odore, se siete molto sensibili e vi danno fastidio, evitate di fare questo procedimento e usate nelle prossime ricette semplicemente pasta di acciughe.

In conclusione, ho voluto provare per amore nei confronti della storia, e anche perché ero molto curiosa, ma non credo, in generale, che replicherò ancora. E una volta che avrò finito il garum creato, nelle mie ricette antiche anche io userò pasta di acciughe. Più semplice.

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Chiara.

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Consiglio #2: Il cavaliere d’inverno di Paullina Simons

Buongiorno a tutti! Nuova recensione sulla rubrica “Ti consiglio un libro“.

Oggi parliamo di: Il cavaliere d’inverno di Paullina Simons

Ho letto questo libro un paio di anni fa ma ve ne voglio parlare lo stesso.

Preciso che è il primo di una trilogia ma che io mi riferirò solo al primo libro, che è quello che mi è piaciuto di più.

Gli altri due non mi hanno appassionato come il primo ma questo potrebbe essere imputato al mio personale gusto, poiché ho sempre dei problemi con i sequel.

Trama

Leningrado, 1941. In una tranquilla sera d’estate Tatiana e Dasha, sorelle ma soprattutto grandi amiche, si stanno confidando i segreti del cuore, quando alla radio il generale Molotov annuncia che la Germania ha invaso la Russia. Uscita per fare scorta di cibo, Tatiana incontra Alexander, un giovane ufficiale dell’Armata Rossa che parla russo con un lieve accento. Tra loro scatta suvbito un’attrazione reciproca e irresistibile. Ma è un amore impossibile, che potrebbe distruggerli entrambi. Mentre un implacabile inverno e l’assedio nazista stringono la città in una morsa, riducendola allo stremo, Tatiana e Alexander trarranno la forza per affrontare mille avversità e sacrifici proprio dal legame segreto che li unisce.

Recensione

La storia l’ho adorata al punto da rileggerla almeno tre volte, e ogni tanto mi viene voglia di farlo ancora.

L’ambientazione storica è ben riuscita, fin nei minimi dettagli, e la Simons ti fa entrare proprio in quel periodo storico così travagliato attraverso le sue descrizioni e le avventure dei personaggi.

Era così ben descritta che non si poteva non sentirsi angosciati, spaventati e tormentati come chi visse nella Russia della seconda guerra mondiale. Un periodo storico davvero molto interessante, non molto distante dalla nostra epoca eppure così differente che spesso il lettore moderno rimane sbalordito da certe abitudini e modi di pensare.

Ottimo contorno, che comunque ha un forte peso e ascendente sulla storia intera dei personaggi, che però, allo stesso tempo, fa solo da sfondo alla trama romantica.

Infatti anche questo è un romance, dove il fulcro centrale è l’amore impossibile tra i due protagonisti, Tatiana e Alexander.

Alcune critiche sono state mosse a questo romanzo riguardo soprattutto il personaggio di Alexander.

Questo perché il protagonista maschile a volte ha comportamenti un po’ autoritari e tende a trattare Tatiana come se fosse una creatura fragile e da proteggere.

Ciò può far storcere il naso ma, a mio avviso, è perfettamente coerente con l’epoca e il contesto storico.

Per quanto ci si possa anche infuriare, o indispettire, di fronte a certi atteggiamenti, la prima cosa che tengo sempre a mente quando leggo è appunto il contesto e il periodo storico.

Per questo a me, non solo non ha dato fastidio, ma li trovo anche “giusti”, passatemi il termine.

Inoltre c’è da specificare che Alexander non ha mai avuto atteggiamenti violenti nei confronti di Tatiana anzi, tende sempre, come detto prima, a proteggerla qualora la veda anche minimamente in difficoltà.

Tatiana poi, a mio avviso, nonostante all’apparenza possa sembrare quella più debole nella coppia, un po’ perché è piccola di statura e anche di età, in realtà nel corso della storia si dimostra anche la più forte.

Le decisioni che prende, le responsabilità di cui si fa carico per lei e per tutta la famiglia la rendono a tutti gli effetti una donna matura, a discapito della sua giovane età.

In conclusione.

Una parola per descrivere la lettura? Coinvolgente.

Mi sono pentita di averla letta? No, in assoluto.

La rileggerei? L’ho già fatto altre due volte e non escludo di poterlo rifare in futuro.

La consiglio a: chiunque ami questo periodo storico, le storie d’amore travagliate e i triangoli amorosi.

Spero che questa recensione vi sia piaciuta e se è così lasciate un commento, un like e condividete con i vostri amici.

Chiara.

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3 consigli per far conoscere la propria storia su wattpad

Buongiorno a tutti!

Ancora una volta, per la rubrica “Roba da scrittori“, parlerò di Wattpad.

Dopo tre anni che sono su questa piattaforma, posso considerarmi abbastanza esperta da riuscire a comprendere come funziona.

Perché come ogni cosa nel mondo, bisogna capire il suo meccanismo per riuscire poi ad usarla al meglio.

Molti vi diranno che su wattpad spesso non conta la qualità ma semplicemente scrivere quel tipo di storie che piacciono ad un target di pubblico pressoché giovane. Insomma le fanfction su cantanti famosi.

E forse questo è, in parte, vero. Ma non del tutto. Perché è possibile, per tutti, riuscire a raggiungere un nutrito gruppo di lettori, farsi leggere, votare e anche commentare. Basta solo un po’ d’impegno. E posso dimostrarvelo.

Io non posso vantare milioni e milioni di visualizzazioni e voti, come molte altre storie, però sono abbastanza soddisfatta dei risultati avuti.

Giusto per darvi qualche numero:

  • La prima storia che ho pubblicato, iniziata tre anni fa, ad oggi conta 209 mila visualizzazioni circa, 13 mila e 200 voti circa e centinaia e centinai di commenti. E, nonostante la storia sia conclusa da quasi due anni, continua a raggiungere tutte le settimane nuovi lettori.
  • La mia storia con più successo ha ottenuto 275 mila visualizzazioni circa e 19 mila e 300 voti circa, in continuo e costante aumento.

A volte una storia può essere favorita rispetto ad un’altra, o può comunque avere più facilità di emergere per il genere a cui appartiene.

Prendendo appunto in esame la mia storia con più successo, essa rientra sicuramente nei parametri di quelle storie con un bacino di utenti interessanti davvero ampio.

Questo perché il genere è una storia d’amore, incentrata su un personaggio femminili divertente che tenta di cavarsela con le sue sole forse. Un chicklit, per intenderci.

Se da un certo punto di vista questo può sembrare uno svantaggio, perché dovrò concorrere con migliaia di altre storie, dall’altra però è vero che i lettori sono maggiori.

Mentre ci sono alcuni generi, e sottogeneri, con i quali è difficile farsi notare.

Una delle mie storie pubblicate su wattpad, tra quelle per cui vado più fiera, appartiene al genere di Narrativa storica. Un genere di per sé già meno letto rispetto ai più famosi Storie d’amore e Romanzi rosa. In più è ambientata in un periodo storico, la Roma antica, che tra questo genere su wattpad non solo non è molto letto ma anche poco rappresentato.

Perciò quando ho iniziato a pubblicarla già sapevo che non mi sarei potuta aspettare i numeri che ho ricevuto con le due storie citate sopra.

  • Ad oggi Ave Caesar ha ottenuto 85 mila e 500 visualizzazioni circa, 4 mila e 900 voti circa, e il supporto di un gruppo sì ristretto ma di veri appassioni di storia e di quel periodo. Che è la cosa migliore che potessi aspettarmi.

Niente male per una che partiva da zero, no?

Si può fare di meglio? Ovviamente sì, si può sempre fare di meglio.

Ma tutto ciò io l’ho ottenuto seguendo dei comportamenti mirati, dal momento in cui mi sono iscritta fino ad adesso. L’ho fatto quasi inconsciamente, ma più passava il tempo e più mi rendevo conto che funzionava.

E, oltretutto, non sono neanche stata costante nel seguire questi consigli che sto per darvi. Negli ultimi tempi, infatti, non sono stata molto presente nella piattaforma, se non per pubblicare i capitoli.

Perciò sono convinta che avrei potuto, e potrei ancora, ottenere più risultati con più costanza.

Certo, quello che sto per dirvi non è una cura miracolosa, quindi non aspettatevi di fare il botto così per magia. Ma sono certa che, in pochi mesi, noterete la differenza.

Ecco quindi i miei 3 consigli per farsi notare:

1- Essere un utente attivo

Molte spesso noto autori che si lamentano perché si sono iscritti da qualche settimana a wattpad e hanno pubblicato i primi capitoli del loro libro, convinti che i lettori sarebbe giunti da loro senza fare assolutamente nulla. E quelle stesse persone aprono l’app solo e unicamente per pubblicare la loro storia, senza neanche guardarsi intorno.

Bé, non riuscirete certo a far conoscere la vostra storia restando fermi nel vostro profilo wattpad, pensando solo al vostro piccolo orticello.

Siate utenti attivi.

Come? Vi starete chiedendo.

Leggete le storie degli altri, prima di tutto. Cercate profili affini a voi, con i vostri stessi interessi, e seguiteli. Trovate storie del genere che vi piace, e sopratutto del genere della vostra, votate e commentate i lavori degli altri.

Insomma, mostratevi propensi a voler conoscere gli altri e i loro scritti e forse qualcuno vi noterà.

2-Partecipare alle iniziative

Non è permesso su wattpad fare scambi di voti, ma è permesso partecipare a molte altre iniziative spesso create dai profili ufficiali o anche da utenti comuni come noi.

Recensioni, pubblicità, scambi di lettura, interviste, giochi, concorsi e molto altro.

Ciò vi permetterà di mettervi in gioco, di scoprire cosa pensano gli altri e avere visualizzazioni e a volte se la storia piace, anche voti in più.

E più visualizzazioni si ottengono più è probabilmente che l’algoritmo di wattpad (quel misterioso) faccia girare la vostra storia nelle Home degli altri.

3- I social sono importanti

Fare spam su una bacheca di wattpad, a volte può essere fastidioso.

Ma come si fa quindi a farsi un po’ di pubblicità? Semplice, con i social network.

Fate conoscere la vostra opera anche al di fuori della piattaforma, sfruttando tutti gli strumenti che i social network possono offrirvi.

All’interno di Facebook esistono molti gruppi dedicati proprio alla nostra piattaforma di scrittura e molti dei quali permettono lo spam.

Attenzione anche qui: spammare a destra e a manca, in continuazione e in contemporanea su più gruppi rischia sempre di essere controproducente.

Perciò state attenti, leggete bene ogni regolamento di ogni gruppo, partecipate, siate anche in questo caso utenti attivi nel commentare i post di altri e, ogni tanto, pubblicizzate la vostra storia.

Ma non solo con un post con scritto “cliccate sul link e leggete la mia storia”, ma anche e soprattutto tramite estratti dai vostri capitoli, curiosità sulla vostra storia e sui vostri personaggi.

Insomma dite alla comunità di facebook che esistete anche voi e che scrivete cose interessanti.

Poi se volete essere presenti anche su altri social network, ben venga, purché voi riuscite a gestire tutto.

Io per esempio sono anche abbastanza attiva su Instagram, dove posto spesso estratti delle mie storie e tengo aggiornati sui nuovi capitoli e le prossime uscite.

*********

Se seguirete questi tre consigli, ripeto non necessariamente con estrema costanza, le differenze le noterete.

A volte si passano periodi in cui neanche un singolo lettore passa a leggere la vostra storia, e altre volte in cui vorresti mollare tutto, ma ricorda che senza un piccolo impegno social non riuscirai mai ad ottenere un po’ di risultati.

Spero che questa semplice, ma non del tutto scontata, guida possa aiutarti.

Se ti è piaciuto leggere l’articolo commenta, lascia un like e condivi con i tuoi amici.

Chiara.

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De gustibus: approfondimento #1: Pizza e fichi, non solo un modo di dire

Buongiorno a tutti!

Questa volta nella rubrica di “De gustibus” non parleremo di una ricetta vera e propria, ma di un cibo che comunque ha origini antiche.

Così antiche da diventare perfino un modo di dire.

Sto parlando di pizza e fichi.

Quanti di noi hanno già sentito questo detto?

“Non è mica pizza e fichi”. Modo di dire nato a Roma ma ormai diffuso in tutta Italia.

Ma forse non tutti sanno che l’accostamento pizza e fichi è proprio un piatto gustoso.

Personalmente ho perfino dei ricordi molto piacevoli, legati all’infanzia, che ancora oggi mi fanno sorridere.

Perché io pizza e fichi li mangiavo fin da piccola, quando mio nonno andava a raccogliere questo frutto delizioso e poi a comprare appositamente della buona pizza bianca per farcirla.

Proprio l’altro giorno, ne ha raccolti alcuni dal suo albero e io non ho resistito. Come se non potessi farne a meno.

Ma torniamo alla storia.

Dicevo, questa pietanza ha origini molto antiche.

I fichi erano una della frutta più amata e mangiata dai romani e furono proprio loro ad accostarla a focacce bianche, scoprendo che il gusto è davvero eccezionale.

Nel tempo è diventato emblema di questa società fino a diventare un modo di dire.

Si dice, infatti, “mica pizza e fichi” per identificare qualcosa di davvero buono. Di eccezionale.

Questo perché la focaccia che veniva usata era considerata un alimento per “poveri” e i fichi anche, in quando due cibi facilmente reperibili anche in strada.

Perciò è nato il costrutto, che potremmo tradurre come “Non è come pizza e fichi”, per identificare qualcosa che, appunto completamente diverso dalla pietanza sopra citata, è qualcosa di raffinato e per niente facile da reperire.

Con il tempo poi si sono fatte anche delle aggiunte al piatto, come l’usanza di inserire il prosciutto, ma se devo essere sincera io l’ho sempre mangiata nella versione “originale”.

Per chi non sa di cosa sto parlando, dovete assolutamente provare.

La mia pizza e fichi 😋

Poi, visto che avevo a congelare anche i miei panini di Libum, non contenta ho provato anche questo connubio.

Se non sapete che cosa sia il Libum e volete prepararlo, trovate la ricetta Qui.

Davvero squisito 😋

E voi avete mai mangiato la pizza con i fichi?

Se sì, eravate a conoscenza della sua origine antica? E perché è nato questo modo di dire?

Se vi è piaciuto questo piccolo approfondimento, fatemelo sapere con un commento e condividete.

Chiara

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5 feste cristiane che hanno origini pagane

Buongiorno a tutti, oggi per la rubrica “Lo sapevi che”, parliamo di tradizioni.

Non ci pensiamo mai, ma l’epoca moderna è comunque figlia – e frutto – del suo passato.

Molte usanze, usi, costumi, modi di dire o fare ci vengono tramandati dalla nostra cultura e dalle epoche più antiche.

Potremmo perciò stupirci di quante cose noi abbiamo ereditato (o spesso rubato) alle culture passate?

In questo articolo voglio elencarvi, in particolare, 5 festività cristiane che hanno origini, o che hanno preso spunto, da altrettante feste pagane.

1-Il Natale e i suoi simboli

Il Natale può essere considerata una delle feste più emblematiche del cristianesimo. Per la maggior parte delle Chiese ricade il 25 Dicembre, mentre per alcune ricade il 6 Gennaio (Il nostro giorno dell’Epifania) o il 7 Gennaio.

I cristiani iniziarono a festeggiare questo giorno solo intorno al IV sec. d.C., prendendo spunto da varie tradizioni, culti e festività. Prime fra tutte la festa ebraica dell’Hannukkah. Una festa che dura otto giorno, a partire dal venticinquesimo giorno del mese di Kislev, che coincide con dicembre.

Ma molte similitudini le abbiamo anche con alcuni culti pagani. Come, per esempio, quella del solstizio d’inverno, il giorno più corto dell’anno che i Celti festeggiavano proprio il 25 dicembre. Ancora una volta, questa data sembra assumere un certo valore.

In questo giorno si celebrava il Sole.

E gli stessi Celti, durante questo periodo, erano soliti decorare alberi sempreverdi. Non vi ricorda un po’ il nostro classico albero di Natale?

Per quanto riguarda i romani, invece, nei giorni precedenti al 25 dicembre, si festeggiavano i Saturnali, una festa religiosa dedicata al dio Saturno.

I romani erano soliti scambiarsi un augurio e dei doni. Un po’ come i nostri regali sotto l’albero di Natale.

Durante questo periodo l’ordine sociale poteva essere sovvertito, e gli schiavi potevano sentirsi temporaneamente uomini liberi. Veniva perfino eletto un “princeps”, che spesso indossava una maschera e vestiva con colori sgargianti quali il rosso.

E quale personaggio tipicamente associato al nostro Natale veste di rosso? Sì, proprio lui, babbo Natale.

Insomma, diciamo che i cristiani non hanno inventato quasi nulla di questa festa ma la loro originalità forse sta proprio nell’avere unito queste usanze, piccoli rituali e tradizioni, in un’unica festività, diventata la più apprezzata da tutti.

2-Ferragosto

Noi tutti quando pensiamo al 15 agosto, data della festa di Ferragosto, abbiamo in mente pic-nic, feste tra amici, grigliate e gite fuori porta.

Forse non tutti si sono mai chiesti, almeno una volta nella vita, da dove nasce questa festività? Perché la festeggiamo? E soprattutto, cosa festeggiamo? E poi, perché è una festa tipicamente Italiana?

Partiamo dalla prima domanda. Ferragosto deve la sua origine, e anche il nome, alla festa pagana denominata Feriae Augusti, istituita proprio dall’Imperatore Augusto come momento di riposo dopo la fine del periodo di lavoro agricolo e serviva proprio ai braccianti per riprendersi dalle fatiche dei campi.

Si festeggiava originariamente il 1° di Agosto ma quando poi la festa fu assimilata dalla chiesta Cattolica, la data venne spostata al 15 di agosto, per farla coincidere con l’Assunzione di Maria.

L’aspetto più conviviale di questa festa ci viene tramandato dall’epoca fascista, quando a metà degli anni venti, il regime fascista organizzava in quel periodo i treni popolari di ferragosto, convogli a prezzi stracciati per invogliare le persone a partire per una piccola gita.

La festa, come detto prima, è tipicamente Italiana. Anche in Irlanda si festeggia il 15 agosto ma solo come Assunzione di Maria, senza alcun altro significato.

3-Pasqua

Come il Natale, anche la Pasqua è una delle festività principali della religione cristiana, essa celebra la resurrezione di Gesù.

La Pasqua cade la prima domenica dopo il primo plenilunio di primavera, quindi una festa legata (per così dire) all’equinozio di primavera.

Proprio il concetto di resurrezione e rinascita, con tutti i probabili simbolismi legati, e che spesso è associato a questa stagione, che viene ripreso da un culto pagano in particolare.

Quello della dea Eostre, divinità poi diventata anche simbolo di festività, la festa di Ostara, dove si celebrava la rigenerazione della natura e la rinascita della vita e coincideva appunto con l’equinozio di primavera.

La Pasqua ha “assimilato” molti dei simboli collegati a questa tradizione; come l’uovo, da sempre considerato emblema della nascita, e presente in molte culture antiche; E anche il coniglio pasquale, che rappresenta la fertilità, è in realtà ripreso dalla festa di Ostara.

*Nota curiosa: In alcune lingue anche il nome è molto simile. Infatti in inglese Pasqua si dice Easter e in tedesco Ostern.

4-Culto dei santi

Inizialmente, essendo il Cristianesimo un culto monoteista, in netta contrapposizione con quelli pagani, non aveva affatto l’usanza di “festeggiare”, per così dire, i santi.

Anzi, si cercava di promuovere insistentemente l’idea che tutti gli uomini fossero uguali.

Con il passare del tempo però, si iniziò a parlare prima di “martiri” per designare cristiani uccisi e torturati a causa del loro credo, e infine prese sempre più piede il culto dei santi.

A favorire la nascita di questa tradizione anche il desiderio di sostituire la molteplicità di divinità che si festeggiavano nell’Impero.

Infatti, proprio come gli dei romani, ogni santo è legato ad un particolare tipo di persone. La festa del Dio venne sostituita dalle cosiddette feste del patrone e molti templi dedicati ad alcune divinità pagane vennero trasformare in chiese dedicate a santi specifici.

5- Capodanno

Secondo il calendario gregoriano il 1° Gennaio è l’inizio di un nuovo anno. Solitamente, in gran parte del mondo, si festeggia questo passaggio, per dire addio all’anno concluso e salutare quello che sta per venire.

Ma per molti è una festa religiosa, di precetto, nella quale si celebra la Solennità della vergine Maria. E per molti paesi, come l’Italia, è anche una festa civile.

Ma la sua origine è molto antica.

*Nota curiosa: La data del capodanno non è fissa per ogni parte del mondo, anzi. In generale, per tutti i paesi che seguono il calendario Gregoriano e quello Giapponese, si festeggia il 1° Gennaio. Gli altri, invece, hanno date diverse.

L’origine di questa festa deriva dal lontano 46 a.C., quando Giulio Cesare promulgò il calendario Giuliano. Prima di allora, infatti, l’anno iniziava il 1° Marzo.

Il calendario si basava sulle scorrere delle stagioni e il mese di Gennaio fu dedicato al dio Giano, da cui il mese trae il nome.

Ed è proprio dai festeggiamenti in onore di questa divinità che trae origine la nostra moderna festa di Capodanno.

Giano era un dio tipicamente Italico e Latino, considerato la divinità dell’inizio, tanto che non si poteva intraprendere nessuna attività lavorativa o militare senza prima rivolgere una preghiera al dio.

Come dicevo prima, il 1° Gennaio non è sempre stata la data canonica, anzi, fino al 1691 d.C., anno in cui papa Innocenzo XII stabilì che tutti dovessero uniformarsi alla data del 1° Gennaio, in molti paesi e città anche Italiane si festeggiava in altre date.

Oggi la festa è diventata una delle più importanti nel nostro calendario, con tutti i suoi rituali di passaggio che spesso diamo anche per scontati.

******

Queste sono solo cinque delle festività cristiane, oltretutto le più famose, che in realtà hanno origini pagane, ma l’elenco sarebbe davvero molto lungo.

Se vi è piaciuto questo articolo fatemelo sapere con un commento o un voto.

Se lo avete trovato interessante, condividetelo con i vostri amici.

A presto,

Chiara.

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De gustibus ricetta #2: Libum, lo snack dei nostri antenati

Buongiorno a tutti, pronti per una nuova ricetta vecchia di duemila anni?

Niente paura, anche questa ricetta non è affatto difficile, né per gli ingredienti, né per la preparazione.

Si tratta del libum.

Molti lo identificano come una sorta di pane antico, quando in realtà non è proprio così. I romani avevano molti tipi di pane, con farine e cotture diverse (probabilmente ne inserirò una o due in questa rubrica), ma il libum forse, a mio modesto parere, può essere classificato più come una sorta di plumcake salato.

Veniva sicuramente gustato come spuntino o antipasto insieme ad altri alimenti o condimenti come miele, frutta secca, olive ecc.

Insomma, una sorta di snack per i nostri antenati.

Principalmente veniva cotto in forma rettangolare, una sorta di grosso panetto, ma ne esiste anche una variante a forma di panini.

Immagine presa dal web
Immagine presa dal web

Io ho scelto la seconda versione, più per comodità nel cucinarla che per altro, ma voi potete farla della forma che più vi ispira.

La ricetta originale

Questa ricetta ci viene tramandata dal De agri cultura di Catone il Censore:

“Hoc modo facitio: casei p.II bene disterat in mortario; ubi bene bene distriverit, farinae siligineae libram aut, si voles tenerius esse, selibram similaginis solum eodem indito; permiscetoque cum caseo bene; ovum unum addito ed una permisceto bene. Inde panem facito; folia subdito; in foco caldo sub testu coquito leniter…”.

Traduzione

“Farai così: trita in un mortaio 1 kg di formaggio di pecora; dopo averlo ben tritato, aggiungerai mescolando 500 g. di farina o, se vuoi sia più soffice, soltanto 250 g di farina; aggiungerai un uovo e mescolerai bene. Poi formerai il pane; metterai sotto il pane alcune foglie di alloro; lo cucinerai lentamente su fuoco caldo coprendolo con un coperchio…”.

Ricetta interpretata (nel dettaglio)

Ingredienti:

  • Ricotta 1 kg
  • Farina: 500 gr
  • 1 uovo
  • sale
  • pepe
  • foglie di alloro

Procedimento

1-Schiacciamo la ricotta con in cucchiaio fino a renderla morbida.

2-Uniamo la farina, un po’ di sale, un uovo e il pepe (a vostro piacimento) e impastiamo il tutto fino ad ottenere un impasto morbido ma compatto.

3 – Ricopriamo la teglia con foglie di alloro e qualche goccia di olio.

4 – Scegliamo la forma che vogliamo dare al composto, io ho scelto i panini, e poniamolo sopra il letto di alloro.

5 – Mettiamo in forno preriscaldato per 25 minuti circa (o fino a quando non si sarà dorato) a 180°.

6 – Una volta che si saranno cotti, sforniamo e lasciamo raffreddare.

In pochi passaggi e in poco tempo, avremmo un gustoso snack che si suggerisce di mangiare insieme a vari tipi di condimenti. Miele, olive, affettati e molto altro, secondo anche il vostro gusto.

Considerazioni personali

  • Nel mio forno i panini sono dovuti restare di più di quanto indicato, perciò consiglio di dare sempre un’occhiata e assicurarsi che siano cotti.
  • Personalmente li ho provati con miele, formaggio, prosciutto e anche con la mortadella. Mi sono piaciuti in tutte le combinazioni ma ho notato che sono buoni anche da soli. Sta a voi provare con ciò che più vi piace.
  • Il giorno dopo ho deciso di metterli a congelare perché erano troppi ed essendo con la ricotta avevo paura non si mantenessero. Poi qualche giorno dopo ne ho scongelato uno per mangiarlo ed era buono come se fosse fresco, perciò si mantengono anche molto bene e non perdono il sapore o la consistenza.

Se vi è piaciuta anche questa ricetta fatemelo sapere con un commento o con un like.

Oppure condividete per far raggiungere l’articolo a più persone.

A presto, con nuove ricette dal passato.

Chiara

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Consiglio #1: Infine, tu di Lisa Kleypas

Qualche anno fa una mia lettrice su wattpad mi scrisse, affermando che il mio stile fosse simile a quello di Lisa Kleypas.

All’epoca ammisi la mia ignoranza, dicendole appunto che non conoscevo questa scrittrice.

A onor del vero, quando ho iniziato a scrivere storici non avevo una grande esperienza in fatto di romanzi di questo genere, in quanto mi ero sempre focalizzata di più sulla ricerca scientifica.

Mancanza a cui sto riparando con il tempo.

Comunque, tornando a noi, questa affermazione mi diede lo spunto per leggere qualcosa scritto da questa autrice. Anche se ho iniziato da poco a scoprila.

E così ho letto Infine, tu.

Secondo libro di una saga, composta però da autoconclusivi, mi ha attirato subito per la trama.

Trama

Inghilterra, anni Venti dell’Ottocento. Impulsiva e bellissima, sempre disposta a infrangere le regole pur di dimostrare la propria indipendenza, Lily Lawson si diverte a scandalizzare la buona società londinese. E per salvare la sorella dall’indesiderato matrimonio con l’arrogante lord Alex, conte di Raiford, non esita a trattare il futuro cognato in maniera sfacciata e oltraggiosa. Ma la reazione dell’uomo non è quella che Lily si aspetta. Deciso a far pagare alla ragazza l’audace intromissione, Alex si comporta da quell’abile giocatore che è sempre stato: con modi gentili e soprattutto con il tocco più sensuale che sa usare riesce a legarla a sé anima e corpo. Senza immaginare che sarà poi lei a rubargli il cuore…

Recensione

La storia l’ho letta in poco tempo, in due serate per l’esattezza. Leggera e molto fluida, i riferimenti storici sono presenti in ogni pagina ma non appesantiscono affatto la narrazione, cosa che non spesso è scontata.

È una storia d’amore e perciò fulcro centrale sono i due protagonisti e i loro sentimenti. Tutto il resto è di contorno.

Ciò significa che se state cercando un romance storico, siete nel posto giusto. Se cercate qualcosa di diverso, allora non compratelo.

Io mi aspettavo naturalmente di essere davanti ad un libro che prettamente parlava di amore e l’ho comprato proprio per questo.

Anche se, devo essere sincera, verso la seconda metà del libro le scene “erotiche” aumentano fino a stancare un po’. O almeno questa è la mia impressione. E, allo stesso tempo, si ha quasi la sensazione che la trama acceleri repentinamente.

Infatti ho apprezzato molto di più la prima parte, più lenta e incentrata sull’incontro dei protagonisti e il loro conoscersi.

È comunque una storia che ti fa immedesimare molto nei personaggi e che è stata in grado di incuriosirmi, pagina dopo pagina, e invogliarmi ad andare avanti.

Una parola per descrivere questa storia: Piacevole.

Se potessi la rileggerei? : Probabilmente no, perché le emozioni che ho provato e che mi ha regalato sono sufficienti e credo che una sola lettura basti, in quando non penso che una seconda, o anche un terza lettura, possa darmi qualcosa in più.

Comprerò e leggerò altro di questa autrice?: Ne ho già acquistati altri due😊.

La consiglio a chi: Ama questo periodo storico e le storie d’amore di altri tempi.

Spero di esservi stata utile. A presto con la prossima recensione/consiglio.

Se l’avete trovata utile, fatemelo sapere commentando e, perché no, condividendo.

Chiara.

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Ti consiglio un libro (rubrica)

Condividere con gli altri è un passaggio fondamentale per un lettore.

Quante volte avete scelto di comprare un libro perché vi è stato consigliato da un amico/conoscente/famigliare?

Quante volte avete letto una recensione, su Amazon o su un blog, che vi ha spinto a prendere un libro in particolare?

In questa immensa vastità di pubblicazioni, ciò che dice la gente a volte può fare la differenza.

Perciò ho deciso di condividere sul blog alcune delle letture che mi sono piaciute e mi hanno appassionato.

Non sono una critica letteraria e perciò non pretendo di poter riuscire a fare recensioni accurate e precise. Ma sono una lettrice e come tale, nel mio piccolo, posso dirvi ciò che mi ha emozionato.

Le mie quindi non saranno delle vere e proprie recensioni, ma piuttosto dei consigli. E mi focalizzerò principalmente sul genere “storico”.

Principalmente saranno romanzi, ma potrei anche inserire qualche libro di saggistica e approfondimento.

E se avete qualcosa da consigliarmi, fate pure… Sono sempre aperta a nuove letture.

Chiara

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De gustibus ricetta #1: Tiropatinam, il budino degli antichi romani

Come prima ricetta per questa rubrica ho scelto qualcosa che sia allo stesso tempo abbastanza facile e senza troppi ingredienti o di difficile reperibilità.

Anche io, come voi, sono alle prime armi con questo tipo di ricette, per questo meglio iniziare piano.

La ricetta ci viene tramandata da Apicio, un cuoco e scrittore romano, vissuto tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. Grazie alla sua opera, il “De re Coquinaria”, ci sono giunte a noi la maggioranza delle ricette dell’antica Roma.

Come quella della Tiropatina, un budino a base di latte e uova che proveremo a fare oggi.

Gli ingredienti sono pochi, semplici e che tutti noi sicuramente abbiamo sempre in cucina. Latte, uova, miele e pepe.

Le uova sono un ottimo addensante e proprio per questo non vi è bisogno dell’uso di farina o di amido di mais. Non essendoci ancora lo zucchero, in epoca romana, il dolcificante per eccellenza è il miele, molto usato dai nostri antenati. Così come il pepe, una spezie che, pare, essere molto amata da Apicio.

Vi riporto qui di seguito prima il procedimento originario, con traduzione annessa, e in seguito il procedimento che ho seguito.

Ricetta originale

Accipies lac, adversus quod patinam aestimabis, temperabis lac cum melle quasi ad lactantia, ova quinque ad sextarium mittis, si ad eminam, ova tria.In lacte dissolvis ita ut unum corpus facies, in cumana colas et igne lento coques.Cum duxerit ad se, piper aspargis et inferes.

Traduzione

Prenderai tanto latte quanto entrerà nel tegame, scioglierai latte con il miele quasi per farne un dolce al latte, metti 5 uova per un sestiario di latte (542 ml) o 3 per un’emina di latte (271 ml). Sciogli nel latte in modo da fare un corpo unico, cola in una Cumana (terrina bassa con coperchio) e cuoci a fuoco lento. Quando sarà rappresa cospargi di pepe e servirai.

Ricetta interpretata (nel dettaglio)

Ingredienti (per tre persone):

  • 3 uova
  • 300 gr. di latte intero
  • 3 cucchiai di miele
  • pepe nero macinato q.b.

Procedimento

Preriscaldiamo il forno a 150°.

1- In un pentolino riscaldiamo il latte con il miele, fino a farlo sciogliere.

2- Sbattiamo le uova con un frusta, delicatamente.

3- Uniamo alle uova il latte con il miele e mischiamo delicatamente.

4- Mettiamo il composto, dopo averlo filtrato, all’interno di uno stampo o di pirottini.

5- Inseriamo i pirottini, o lo stampo, in una pirofila più grande con all’interno dell’acqua calda fino a coprire metà dell’altezza dei pirottini.

6- Inforniamo il tutto e lasciamo cuocere per 1 ora/ 1 ora e mezza (fino a quando si addensa e, inserendo una lama di coltella, ne uscirà pulita).

Mi raccomando, la temperatura del forno non deve mai superare i 160° perché il budino deve cuocere ed addensarsi lentamente, e l’acqua non deve bollire.

Una volta pronti tiriamoli fuori, lasciamoli freddare e mettiamoli in frigorifero per almeno 4 ore.

Aiutandoci con un coltello, stacchiamoli dai pirottini e capovolgiamoli su un piatto. Poi condiamo con una spruzzata di pepe macinato e/o a piacere.

Io ho deciso di condirli con pepe, miele e alcune more fresche che avevo in giardino.

I budini così sono pronti per essere mangiati e apprezzati da tutti poiché hanno una consistenza e un sapore molto simile a quello dei budini moderni.

Considerazioni personali

  • Io in casa avevo solo dei pirottini in silicone molto flessibili con i quali non mi sono travata un granché bene soprattutto alla fine, quando ho dovuto sformare il budino. Infatti ho notato che un po’ di esso rimanere sempre attaccato ai pirottini, in fondo, e credo che sarei riuscita ad ottenere un risultato migliore e più preciso usando pirottini e forme più rigide.
  • Non fatevi spaventare dall’uso del pepe in una ricetta dolce come questa. Io, non sapendo se il contrasto mi sarebbe piaciuto, ho deciso di macinarci sopra poco pepe e di aggiungere anche un cucchiaino di miele come topping e sono rimasta positivamente sorpresa per quanto mi sia piaciuto il contrasto pepe/miele che si è creato. Provare per credere (perfino mio padre ne è andato pazzo).

Posso ritenermi pienamente soddisfatta per questa prima ricetta, tanto che ora non vedo l’ora di provare qualcos’altro.

Fatemi sapere se anche voi avete deciso di cimentarvi in questa ricetta e come è andata.

Chiara.

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De gustibus: a cena con gli antichi romani (Nuova rubrica)

Stare in cucina mi è sempre piaciuto, mi rilassa e mi diverte, ma, nonostante sia una fan della storia, e della storia romana nel dettaglio, non ho mai preso il coraggio di affrontare le ricette originali di quest’epoca così bella e affascinante.

Almeno fino ad ora.

Erano mesi che mi dicevo di voler iniziare a provare, ma un po’ per mancanza di tempo e un po’ anche, ahime, a causa di mancanza di volontà, ancora non lo avevo fatto.

Poi mi sono ricordata che ho un blog e che sarebbe stato divertente condividere qui queste esperienze.

Così nasce la rubrica “De gustibus: a cena con gli antichi romani”.

Ogni volta che proverò qualche pietanza, pubblicherò un articolo con ricetta e procedimento, così se vorrete potrete rifarla anche a casa.

Gli antichi romani non erano solito scrivere le ricette come noi, con gli ingredienti, ma si focalizzavano solo sul procedimento. Perciò mi atterrò spesso alle rivisitazioni o interpretazioni di tali ricette originali, segnalandovi comunque quella originale.

Spero che l’idea vi piaccia e… iniziamo subito con la prima ricetta.

Buon appetito,

Chiara

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