Consiglio #3: Mors Tua di Danila Comastri Montanari

Buongiorno a tutti e benvenuti nel nuovo articolo della rubrica “Ti consiglio un libro”.

Oggi viaggeremo indietro nel tempo fino alla grande, e amatissima da me, epoca dell’antica Roma.

Precisazione: Mors tua fa parte di una serie di romanzi, Le indagini di Publio Aurelio. Questo è il primo libro.

Io l’ho scoperto per caso in sconto (praticamente quasi lo regalavano🤣 ) nella sezione libri di un supermercato e mi ha incuriosito molto, nonostante io non sia un’amante dei gialli.

Perché sì, lettori miei, stiamo parlando di un giallo ambientato nell’antica Roma.

Trama

Roma, 41 d.C, estate. Il senatore Publio Aurelio Stazio va a fare visita alla cortigiana Corinna e la trova morta, con un pugnale piantato nel petto. Spinto dal suo intuito, Aurelio comincia a informarsi sulla vittima e cerca di conoscere meglio le persone che le ruotavano attorno, ovvero i sospettati: Clelia, la sorella cristiana di Corinna; il senatore Marco Furio Rufo e la sua famiglia; la spregiudicata Lollia Antonina… Ma non fa in tempo a iniziare le indagini che un’accusa di omicidio viene rivolta contro di lui. Per affermare la propria innocenza dichiara che si reciderà pubblicamente le vene durante un banchetto. E così, la sera della festa, mentre tutti i sospettati sono riuniti nella sala, Aurelio si trova a giocare con la propria vita.

Recensione

Decisamente la parte più originale è proprio la storia investigativa. Quanti di voi hanno mai letto di uno Sherlock Holmes in toga?

Davvero geniale, a mio avviso, ed è stato proprio questo che ha attirato la mia attenzione e mi ha convinto a comprarlo, ignorando la mia reticenza per i gialli.

Infatti questo non è proprio il mio genere preferito ma essendo associato ad un epoca che amo molto sono riuscita a finirlo senza annoiarmi.

C’è tutto quello che serve per avere una storia appassionante.

Sfondo storico ben ricostruito, investigatore carismatico in piena sintonia non solo con il periodo in cui vive ma anche con la sua figura di “detective” ante litteram, accompagnato ad un assistente intelligente e scaltro quanto lui.

Davvero una chicca che nessun appassionato dovrebbe perdersi.

Una parola per descrivere il libro: Geniale.

Lo consiglio a chi: Ama il periodo storico e i gialli.

Lo rileggerei: assolutamente sì!

Ho intenzione di comprare anche gli altri: sì, senz’altro!.

Spero di esservi stata utile e di avervi fatto scoprire una serie di libri nuovi.

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Chiara.

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The Masked lady ebook – Finalmente l’ho fatto

Buongiorno aspiranti scrittori!

Non so più neanche da quanto tempo lo dicevo ma, finalmente, l’ho fatto.

Sono approdata anche io nel mondo del self publishing con il mio primo romanzo, The Masked lady.

Per me è un’emozione grandissima essere qui e annunciarvi questo traguardo.

The Masked lady (primo libro della Plaingrass serie) è da oggi online.

Al momento è disponibile in versione ebook in tutti gli store online, tra cui Amazon, Kobo, IBS, Mondadori store e molti altri.

Il cartaceo sarà presto disponibile, perciò restate sempre connessi per aggiornamenti e novità.

Se volete invece acquistare l’ebook da me, cliccate qui.

Chiara.

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Le avvelenatrici di Roma

Buon giorno a tutti, appassionati di true crime!

Iniziamo questa rubrica nuova nuova di zecca con un caso risalente alla mia amata antica Roma.

Sto parlando delle “avvelenatrici di Roma”, considerate tra i primi casi di serial killer nella storia.

Trattandosi di un caso di più di 2300 anni fa, stiamo parlando precisamente del 331 a.C., ovviamente le testimonianze che abbiamo ci sono state tramandate sotto forma di storie e non tutto potrebbe essere vero.

Siamo, come già detto, nel 331 a.C. sotto il consolato di Claudio Valerio e Valerio Potino quando iniziano a morire, misteriosamente, molti uomini a Roma.

Le conoscenze mediche all’epoca erano scarse e perciò fu abbastanza facile nascondere le cause di queste morti, inizialmente imputate ad una qualche epidemia strana.

Probabilmente le donne l’avrebbe fatta franca se non fosse stato, si dice, per una schiava che, in cambio di protezione, rivelò l’intrigo all’allora edile curale (un magistrato), Quinto Fabio Massimo.

La donna rivelò che le misteriose morti non erano affatto imputabili ad un’epidemia, quanto all’operato di matrone che preparavano nelle loro case intrugli velenosi per poi uccidere mariti e amanti.

A seguito di questa segnalazione, il magistrato decise di fare delle ispezioni in numerose case patrizie e si dice che furono addirittura 170 le donne arrestate, dopo che furono trovate sostanze sospette all’interno delle loro dimore.

Sempre secondo la storia, tra di loro vi erano Cornelia e Sergia che, cercando di salvarsi, si difesero obbiettando che le pozioni trovate in casa loro altri non erano che medicine.

Così furono costrette a bere tali medicine, proprio per dimostrare quanto dicevano, e morirono a causa del veleno.

Quest’ultimo fatto, in particolare, pare più una storia inventata e lo stesso storico Tito Livio è portato a non crederci.

Sembrerebbe infatti che molte di loro avessero l’abitudine di assumere piccole quantità dei loro veleni giornalmente per diventarne immuni. Perciò suona strano, anche a noi, che due avvelenatrici siano rimaste vittime del loro stesso veleno.

Un’usanza, quella di assumere veleno in piccole quantità, che molte poi adotteranno anche in futuro.

Nota curiosa: Il veleno è da sempre associato, come modus operandi, alle serial killer donne che lo prediligono spesso a molti altri metodi. Questo sia nel passato che nell’epoca contemporanea. Ciò denota, secondo gli psicologi, anche un desiderio di distaccarsi dalla vittima, al contrario dei serial killer uomini che, il più delle volte, prediligono modi che gli permettano di avere contatto fisico con la vittima.

E questo è tutto ciò che sappiamo riguardo questa storia.

Spero che abbiate trovato l’articolo interessante e che continuerete a viaggiare insieme a me tra le epoche, alla ricerca di serial killer.

Se vi è piaciuto lasciate un like, un commento o magari condividete con chi pensate che possa apprezzare.

Chiara.

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Real historical crimes: Serial killer nella storia

Con questa nuova rubrica voglio unire la mia ormai conclamata passione per la storia con un’altra mia passione, un po’ più strana.

Ovvero quella per il real crime e i serial killer.

Non chiedetemi perché sono così interessata a tali atti così ignobili, non lo so neanche io. Forse perché in fondo ciò che ci incuriosisce di più è proprio la psicologia di tali personaggi.

Cosa spinge una persona ad ucciderne un’altra? E poi un’altra? Senza il minimo rimorso?

In questa rubrica parleremo di ciò, affrontando i casi più antichi della storia, quando ancora non esisteva neanche la dicitura “serial killer”.

Insomma, i predecessori del true crime.

Prima d’inoltrarci in questo interessante, e inquietante catalogo di criminali, vorrei dare qualche nozione semplice. Forse già sapete il significato di tali parole ma, repetita iuvat.

Serial killer: espressione che ha iniziato ad essere usata dagli anni sessanta del novecento, in italiano possiamo tradurla con “assassino seriale”. Pluriomicida con tendenze compulsive che, appunto, uccide più persone spesso estranee con un modus operandi.

Modus operandi: locuzione latina che potremmo tradurre con “modo di operare”, che generalmente viene usato in molti contesti per indicare appunto modalità operative in ambito lavorativo. In questo contesto verrà usata per indicare i tratti caratteristici dell’operato dei serial killer.

Psicopatia e sociopatia: Entrambi disturbi antisociali di personalità, caratterizzati da elementi in comune come: Mancanza di senso di colpa, nessun rispetto per le regole e la legge e quindi predisposizione ad infrangerla, mancanza di empatia, aggressività e impulsività. Ma qual è la differenza tra uno psicopatico e un sociopatico? Diciamo che la differenza non è ancora ben definitiva ma gli esperti propendo per identificare uno psicopatico come un individuo mentalmente malato dalla nascita, mentre il sociopatico lo diventa a causa di interferenze esterne che possono essere ambientali, familiari o traumi.

Bene, ora che abbiamo chiarito alcuni punti, siete pronti a iniziare questo nuovo viaggio?

Lunedì ci sarà il primo articolo, curiosi di scoprire di che parlerà?

Non vi resta che aspettare, nel frattempo potete sempre dare un’occhiata alle mie altre rubriche, se ancora non lo avete fatto.

Chiara.

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La creatività sviluppata in più forme- MissHobby e il mio negozio di bigiotteria

Buongiorno a tutti!

L’articolo di seguito fa parte della rubrica “Roba da scrittori” anche se di scrittura a poco a che fare.

O meglio, direttamente a poco a che fare ma di traverso invece è concerne.

Infatti parlerò di creatività.

Io ho sempre sviluppato la mia creatività tramite appunto la scrittura. Non essendo particolarmente incline al disegno (per dirla in parole povere sono una schiappa) mi sono rivolta a qualcosa che fosse più nelle mie corde.

Non ho doti artistiche particolari ma sono sempre stata interessata a tutto questo mondo di creatività.

Tanto che ho anche iniziato a usare programmi di grafica per realizzare le copertine dei miei libri da sola.

Tutti sappiamo che spesso chi è creativo sfoga tutto il suo estro in più campi.

Ed è per questo che un anno fa mi sono avvicinata ad un particolare mondo creativo: quello dei gioielli fatti a mano.

Ho iniziato con in materiale che non tutti forse conosceranno e che molti non avranno mai associato alla creazione di gioielli: ovvero la resina.

Il fatto di poter creare oggetti da zero, con l’uso di stampi adatti e con la resina, mi ha incuriosito e ho iniziato questo percorso che, naturalmente, è diventato sempre più complesso e si è ramificato iniziando ad usare anche altri materiali.

Per questo poi sono passata a sperimentare anche la tecnica wire.

Nelle ultime settimane poi, sto iniziando a managgiare anche paste modellabili (forme semplici per iniziare) e tutto il meraviglioso mondo dello scrapbooking (anche se ancora non tutti i materiali per farlo) .

Perciò, dopo aver provato e sperimentato, ho deciso di aprire un negozio handmade.

Già pubblicavo su una pagina facebook e un profilo Instagram (diverse da quelle dedicate alla scrittura) ma ora ho fatto un passo avanti e mi sono affidata ad una piattaforma che appunto funge da intermediario per la vendita.

Il sito si chiama MissHobby e se vi va di fare un giro sul mio profilo e vedere se c’è qualcosa che vi piace, vi lascio qui i link di riferimento qui.

Il mio negozietto si chiama “Chiara Rossi Craft”, spero possiate trovare qualcosa d’interessante.

Alcuni dei miei prodotti, quelli più inerenti alla scrittura e alla lettura (come i segnalibri), li ho anche inseriti qui nel mio sito, in una pagina tutta dedicata a loro.

Vi basta visitare la pagina shop e dare un’occhiata. Si può comprare anche dalla pagina, tramite paypal. Al contrario del negozio MissHobby, qui i prezzi sono già compresi di spese di spedizione.

Chiara.

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Come è nata la mia storia, The masked lady

Buongiorno scrittori e lettori!

Oggi per la rubrica “roba da scrittori“, vorrei parlarvi del mio progetto personale, il mio primo vero libro e quindi il mio primo bambino.

Ho già parlato altre volte di “The masked lady“, ma qui volevo raccontarvi come è nata questa storia. Da cosa ho preso ispirazione, quali erano le idee iniziali e quante di esse le ho portate a termine.

Tutto è iniziato quasi quattro anni fa, quando giravo su internet senza meta, osservando foto su un sito artistico abbastanza famoso: Deviantart.

Non cercavo nulla di preciso, volevo solo sfogliare le gallerie degli utenti in cerca di qualche foto o di qualche disegno, giusto per provare un po’ d’invidia a causa della bravura di molti di essi.

E mi sono imbattuta in una foto che per molti potrebbe dire poco o niente, ma che a me folgorò letteralmente.

La foto di una giovane dai lunghi capelli neri, che sembravano quasi una parrucca, con indosso una maschera dello stesso colore, che guardava l’obiettivo con un po’ di sfida e dolcezza allo stesso tempo.

Come già detto prima, questa immagine mi folgorò perché mi bastò solo osservarla per avere in mente, in pochi istanti, una trama base di una storia.

Non persi tempo, la scrissi immediatamente su un foglio word perché l’ispirazione non si sa mai quando arriva e neanche quando se ne va.

E poi preparai una copertina con quella stessa immagine, nonostante all’epoca non fossi proprio brava con la grafica.

Poi ho dovuto cambiarla, per problemi di copyright, ma questa è un’altra storia.

Quello su cui mi voglio focalizzare oggi è proprio l’idea in sé.

Naturalmente la trama che ne uscì fuori fu davvero abbozzata. Poche righe sintetizzate, giusto per avere un’idea iniziale.

Ma fu l’inizio di tutto.

Perché poi da lì uscì fuori la storia che è oggi, The masked lady.

L’idea che c’era alla base era così ispirata, e poco studiata, che inizialmente neanche io sapevo bene dove inquadrarla.

Infatti mi era ben chiaro di voler dare atmosfere un po’ antiquate, per così dire, alla storia ma non volevo ancora legarmi del tutto ad un periodo storico preciso, per poter essere libera di inventare e di aggiungere qualsiasi cosa mi venisse in mente.

Pensai perfino di farla diventare uno steampunk, ma il genere comunque non veniva ancora incontro ai desideri che avevo all’epoca.

Per esempio, volevo inserire all’interno della trama una famiglia reale, ma non volevo che fossero personaggi storici realmente esistiti, per non essere costretta a “sottostare” agli avvenimenti storici.

E così ho iniziato a scrivere senza pensare troppo al genere, ho scritto e basta.

E più scrivevo, più pubblicavo su wattpad e ricevevo feedback, più la storia prendeva forma quasi da sola… come se avesse già deciso che strada intraprendere.

Decisi di non legare la trama ad un periodo storico preciso, ne tanto meno ad un’area geografia… Così inventai una specie di mondo, se pur non descritto nei minimi dettagli, con i propri regni e le proprie dinastie (Plaingrass resta comunque un luogo inventato da me e questo non è cambiato), ma lasciando comunque un’atmosfera che si avvicinava di molto all’epoca vittoriana.

Tanto che i lettori su wattpad l’hanno trattata come un romanzo storico anche se non lo era.

Ovviamente adesso le cose sono un po’ cambiate e io ho adattato la trama e i personaggi completamente all’epoca scelta, in vista della pubblicazione cartacea, ma era giusto precisare che The masked lady non è nata proprio così.

Scommetto che è successo alla maggior parte degli scrittori, d’iniziare con un’idea che pian piano prende il sopravvento e si sposta, ormai come se fosse un essere vivente. Fino a prendere la forma che, probabilmente, avrebbe sempre dovuto avere fin dall’inizio.

Questo era il destino di The masked lady.

Spero che questo breve articolo molto personale vi sia piaciuto e se avete storie sull’ispirazione, come quella che vi ho appena raccontato, non esitate a scriverle nei commenti.

Chiara.

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De gustibus approfondimento #2: Il garum e tutti i suoi simili

Buongiorno cuochi antichi !

Oggi per la rubrica “De gustibus”, abbiamo un altro approfondimento, dedicato ad una componente molto importante della cucina antica: il garum.

Praticamente ci è impossibile cucinare la stragrande maggioranza dei piatti dell’antica Roma (almeno nella versione originale) senza usare questo condimento.

I nostri antenati ne andavano matti, anche se sembra non furono loro ad inventarlo, e proprio per questo lo mettevano ovunque.

C’è da precisare però che, essendo una salsa molto particolare e dal forte odore anche all’epoca c’era chi non la apprezzava molto.

Ma vediamo al succo: che cos’era il garum?

Nota: esistevano vari tipi di garum e spesso sulle ricette si vedono altri due nomi, liquamen e allec. Ad oggi non possiamo sapere con esattezza quale sia la differenza, a causa di scarse fonti, ma i più propendono nel pensare che la differenza maggiore sia piuttosto nella consistenza. Perciò possiamo considerarli la stessa cosa, almeno nelle nostre ricette.

Tornando a noi.

Il garum era una salsa a base di pesce che si creava lasciando a macerare, tra spezie e sale, pesci di vario tipo.

Queste anfore dentro il quale veniva messo il pesce poi venivano lasciate all’aria aperta, senza coperchio, per un mese o più.

Capite che non è certo un profumo di rose quello che emanavano😂

Alla fine di questo tempo, il pesce veniva spremuto e si ricavava un liquido abbastanza saporito che usavano come base di condimento per la maggior parte delle loro ricette.

Ad oggi, possiamo identificare come “garum” moderno la colatura di acciughe o anche alcune salse di pesce tipiche della cucina thailandese.

Ovviamente io mi sono cimentata nel provare, con dovute modifiche e accorgimenti per non impuzzolire tutta casa.

Questo perché voglio provare ricette sempre più complesse e vorrei farlo nel modo più fedele possibile.

Voi, se non volete provare, o rischiare, il consiglio che posso darvi per sostituire questo condimento facilmente e così comunque avvicinarvi il più possibile ai sapori originali, è quello di usare la pasta di acciughe. Dicono che il sapore sia molto simile.

La ricetta originale

Di ricette ne abbiamo alcune ma io qui vi riporto quella di Marziale, che è quella più precisa e anche quella che ho preso io per la mia preparazione.

Usate pesci grassi come sardine e sgombri, cui vanno aggiunti, in porzione di un terzo, interiora di pesci vari. Bisogna avere a disposizione una vasca ben impeciata, della capacità di una trentina di litri. Sul fondo della vasca, fate un altro strato di erbe aromatiche disseccate e dal sapore forte come aneto, coriandolo, finocchio, sedano, menta, pepe, zafferano e origano. Su questo fondo disponete le interiora e i pesci piccoli interi, mentre quelli più grossi vanno tagliati a pezzetti. Sopra stendete uno strato di sale alto due dita. Ripetete gli strati fino all’orlo del recipiente. Lasciate riposare per sette giorni. Mescolate di sovente ancora per qualche giorno.Alla fine otterrete un liquido piuttosto denso, che è appunto il garum. Esso si conserverà a lungo”.

La mia preparazione

Io ho comprato alcune alici e sardine dal pescivendolo, ma potete usare il pesce che preferite anche se consiglio pesce piccolo.

In una ciotolina ho iniziato a preparare, lavorando per strati.

Prima ho messo uno strato di erbe, quelle che avevo in casa. Nel mio caso si tratta di: origano, mentuccia, salvia, prezzemolo, rosmarino e timo.

Sul letto di erbe ho adagiato alcune sardine e alici.

E il terzo strato è composto da sale, a ricoprire tutto il pesce. Io ho usato quello grosso.

Poi si continua strato dopo strato. Erbe, pesce e sale… Fino a finire il pesce.

Ora, in teoria il composto dovrebbe stare all’aria aperta, ma non avendo un posto adatto per lasciare il pesce così, ho deciso di chiuderlo ermeticamente con un coperchio.

Ho lasciato riposare senza aprirlo o toccarlo per sette giorni.

Il settimo giorno ho aperto e ho mescolato un po’ il pesce.

Da quel momento ho aperto ogni tanto sempre per mescolare un po’, per altri venti giorni.

Al ventesimo giorno ho aperto e filtrato il pesce.

Come vedete quello che ne esce è un liquido dal colore poco invitante, sembra acqua sporca 😂

Il sapore è sì molto forte ma ciò che si sente di più sono le erbe e il fatto che sia molto salato.

Mentre il pesce, che è rimasto e non si è macerato del tutto, ha un odore molto forte, simile appunto a quello della pasta di acciughe.

Nota: niente paura, questo alimento non viene usato in quantità enormi all’interno dei piatti perché in realtà serviva solo per insaporire. Infatti, nella maggior parte delle ricette ne serve uno o al massimo due cucchiai.

Ho deciso, dopo aver filtrato il composto, di rimettere il pesce nella ciotola e lasciarlo macerare ancora, per vedere se riesco ad ottenere anche consistenze diverse.

Se il risultato sarà positivo sicuramente farò un’altro aggiornamento di questo approfondimento per tenervi aggiornati.

Ho messo il garum in frigo perché, anche se non esisteva all’epoca degli antichi romani, ho preferito non rischiare lasciando fuori. Appassionata di storia sì, ma non completamente folle 😂.

Presto sicuramente proverò il garum all’interno di una ricetta antica ma, per il momento, ho voluto seguire il consiglio che ho trovato su internet, e usare il composto all’interno di un piatto antico: pasta aglio, olio e peperoncino.

Vi dirò, il sapore mi è piaciuto molto (scusate ma non ho foto da mostrarvi) mentre il forte odore ha dato fastidio a mia madre 😂.

Considerazioni personali

  • Se non avete un posto appartato, come una cantina, per tenere il composto aperto, vi consiglio caldamente di fare come me e di chiudere ermeticamente il pesce, altrimenti sentirete l’odore ovunque e potrebbe darvi fastidio.
  • Sempre a causa dell’odore, se siete molto sensibili e vi danno fastidio, evitate di fare questo procedimento e usate nelle prossime ricette semplicemente pasta di acciughe.

In conclusione, ho voluto provare per amore nei confronti della storia, e anche perché ero molto curiosa, ma non credo, in generale, che replicherò ancora. E una volta che avrò finito il garum creato, nelle mie ricette antiche anche io userò pasta di acciughe. Più semplice.

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Chiara.

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