Consiglio #2: Il cavaliere d’inverno di Paullina Simons

Buongiorno a tutti! Nuova recensione sulla rubrica “Ti consiglio un libro“.

Oggi parliamo di: Il cavaliere d’inverno di Paullina Simons

Ho letto questo libro un paio di anni fa ma ve ne voglio parlare lo stesso.

Preciso che è il primo di una trilogia ma che io mi riferirò solo al primo libro, che è quello che mi è piaciuto di più.

Gli altri due non mi hanno appassionato come il primo ma questo potrebbe essere imputato al mio personale gusto, poiché ho sempre dei problemi con i sequel.

Trama

Leningrado, 1941. In una tranquilla sera d’estate Tatiana e Dasha, sorelle ma soprattutto grandi amiche, si stanno confidando i segreti del cuore, quando alla radio il generale Molotov annuncia che la Germania ha invaso la Russia. Uscita per fare scorta di cibo, Tatiana incontra Alexander, un giovane ufficiale dell’Armata Rossa che parla russo con un lieve accento. Tra loro scatta suvbito un’attrazione reciproca e irresistibile. Ma è un amore impossibile, che potrebbe distruggerli entrambi. Mentre un implacabile inverno e l’assedio nazista stringono la città in una morsa, riducendola allo stremo, Tatiana e Alexander trarranno la forza per affrontare mille avversità e sacrifici proprio dal legame segreto che li unisce.

Recensione

La storia l’ho adorata al punto da rileggerla almeno tre volte, e ogni tanto mi viene voglia di farlo ancora.

L’ambientazione storica è ben riuscita, fin nei minimi dettagli, e la Simons ti fa entrare proprio in quel periodo storico così travagliato attraverso le sue descrizioni e le avventure dei personaggi.

Era così ben descritta che non si poteva non sentirsi angosciati, spaventati e tormentati come chi visse nella Russia della seconda guerra mondiale. Un periodo storico davvero molto interessante, non molto distante dalla nostra epoca eppure così differente che spesso il lettore moderno rimane sbalordito da certe abitudini e modi di pensare.

Ottimo contorno, che comunque ha un forte peso e ascendente sulla storia intera dei personaggi, che però, allo stesso tempo, fa solo da sfondo alla trama romantica.

Infatti anche questo è un romance, dove il fulcro centrale è l’amore impossibile tra i due protagonisti, Tatiana e Alexander.

Alcune critiche sono state mosse a questo romanzo riguardo soprattutto il personaggio di Alexander.

Questo perché il protagonista maschile a volte ha comportamenti un po’ autoritari e tende a trattare Tatiana come se fosse una creatura fragile e da proteggere.

Ciò può far storcere il naso ma, a mio avviso, è perfettamente coerente con l’epoca e il contesto storico.

Per quanto ci si possa anche infuriare, o indispettire, di fronte a certi atteggiamenti, la prima cosa che tengo sempre a mente quando leggo è appunto il contesto e il periodo storico.

Per questo a me, non solo non ha dato fastidio, ma li trovo anche “giusti”, passatemi il termine.

Inoltre c’è da specificare che Alexander non ha mai avuto atteggiamenti violenti nei confronti di Tatiana anzi, tende sempre, come detto prima, a proteggerla qualora la veda anche minimamente in difficoltà.

Tatiana poi, a mio avviso, nonostante all’apparenza possa sembrare quella più debole nella coppia, un po’ perché è piccola di statura e anche di età, in realtà nel corso della storia si dimostra anche la più forte.

Le decisioni che prende, le responsabilità di cui si fa carico per lei e per tutta la famiglia la rendono a tutti gli effetti una donna matura, a discapito della sua giovane età.

In conclusione.

Una parola per descrivere la lettura? Coinvolgente.

Mi sono pentita di averla letta? No, in assoluto.

La rileggerei? L’ho già fatto altre due volte e non escludo di poterlo rifare in futuro.

La consiglio a: chiunque ami questo periodo storico, le storie d’amore travagliate e i triangoli amorosi.

Spero che questa recensione vi sia piaciuta e se è così lasciate un commento, un like e condividete con i vostri amici.

Chiara.

Elaborazione in corso…
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3 consigli per far conoscere la propria storia su wattpad

Buongiorno a tutti!

Ancora una volta, per la rubrica “Roba da scrittori“, parlerò di Wattpad.

Dopo tre anni che sono su questa piattaforma, posso considerarmi abbastanza esperta da riuscire a comprendere come funziona.

Perché come ogni cosa nel mondo, bisogna capire il suo meccanismo per riuscire poi ad usarla al meglio.

Molti vi diranno che su wattpad spesso non conta la qualità ma semplicemente scrivere quel tipo di storie che piacciono ad un target di pubblico pressoché giovane. Insomma le fanfction su cantanti famosi.

E forse questo è, in parte, vero. Ma non del tutto. Perché è possibile, per tutti, riuscire a raggiungere un nutrito gruppo di lettori, farsi leggere, votare e anche commentare. Basta solo un po’ d’impegno. E posso dimostrarvelo.

Io non posso vantare milioni e milioni di visualizzazioni e voti, come molte altre storie, però sono abbastanza soddisfatta dei risultati avuti.

Giusto per darvi qualche numero:

  • La prima storia che ho pubblicato, iniziata tre anni fa, ad oggi conta 209 mila visualizzazioni circa, 13 mila e 200 voti circa e centinaia e centinai di commenti. E, nonostante la storia sia conclusa da quasi due anni, continua a raggiungere tutte le settimane nuovi lettori.
  • La mia storia con più successo ha ottenuto 275 mila visualizzazioni circa e 19 mila e 300 voti circa, in continuo e costante aumento.

A volte una storia può essere favorita rispetto ad un’altra, o può comunque avere più facilità di emergere per il genere a cui appartiene.

Prendendo appunto in esame la mia storia con più successo, essa rientra sicuramente nei parametri di quelle storie con un bacino di utenti interessanti davvero ampio.

Questo perché il genere è una storia d’amore, incentrata su un personaggio femminili divertente che tenta di cavarsela con le sue sole forse. Un chicklit, per intenderci.

Se da un certo punto di vista questo può sembrare uno svantaggio, perché dovrò concorrere con migliaia di altre storie, dall’altra però è vero che i lettori sono maggiori.

Mentre ci sono alcuni generi, e sottogeneri, con i quali è difficile farsi notare.

Una delle mie storie pubblicate su wattpad, tra quelle per cui vado più fiera, appartiene al genere di Narrativa storica. Un genere di per sé già meno letto rispetto ai più famosi Storie d’amore e Romanzi rosa. In più è ambientata in un periodo storico, la Roma antica, che tra questo genere su wattpad non solo non è molto letto ma anche poco rappresentato.

Perciò quando ho iniziato a pubblicarla già sapevo che non mi sarei potuta aspettare i numeri che ho ricevuto con le due storie citate sopra.

  • Ad oggi Ave Caesar ha ottenuto 85 mila e 500 visualizzazioni circa, 4 mila e 900 voti circa, e il supporto di un gruppo sì ristretto ma di veri appassioni di storia e di quel periodo. Che è la cosa migliore che potessi aspettarmi.

Niente male per una che partiva da zero, no?

Si può fare di meglio? Ovviamente sì, si può sempre fare di meglio.

Ma tutto ciò io l’ho ottenuto seguendo dei comportamenti mirati, dal momento in cui mi sono iscritta fino ad adesso. L’ho fatto quasi inconsciamente, ma più passava il tempo e più mi rendevo conto che funzionava.

E, oltretutto, non sono neanche stata costante nel seguire questi consigli che sto per darvi. Negli ultimi tempi, infatti, non sono stata molto presente nella piattaforma, se non per pubblicare i capitoli.

Perciò sono convinta che avrei potuto, e potrei ancora, ottenere più risultati con più costanza.

Certo, quello che sto per dirvi non è una cura miracolosa, quindi non aspettatevi di fare il botto così per magia. Ma sono certa che, in pochi mesi, noterete la differenza.

Ecco quindi i miei 3 consigli per farsi notare:

1- Essere un utente attivo

Molte spesso noto autori che si lamentano perché si sono iscritti da qualche settimana a wattpad e hanno pubblicato i primi capitoli del loro libro, convinti che i lettori sarebbe giunti da loro senza fare assolutamente nulla. E quelle stesse persone aprono l’app solo e unicamente per pubblicare la loro storia, senza neanche guardarsi intorno.

Bé, non riuscirete certo a far conoscere la vostra storia restando fermi nel vostro profilo wattpad, pensando solo al vostro piccolo orticello.

Siate utenti attivi.

Come? Vi starete chiedendo.

Leggete le storie degli altri, prima di tutto. Cercate profili affini a voi, con i vostri stessi interessi, e seguiteli. Trovate storie del genere che vi piace, e sopratutto del genere della vostra, votate e commentate i lavori degli altri.

Insomma, mostratevi propensi a voler conoscere gli altri e i loro scritti e forse qualcuno vi noterà.

2-Partecipare alle iniziative

Non è permesso su wattpad fare scambi di voti, ma è permesso partecipare a molte altre iniziative spesso create dai profili ufficiali o anche da utenti comuni come noi.

Recensioni, pubblicità, scambi di lettura, interviste, giochi, concorsi e molto altro.

Ciò vi permetterà di mettervi in gioco, di scoprire cosa pensano gli altri e avere visualizzazioni e a volte se la storia piace, anche voti in più.

E più visualizzazioni si ottengono più è probabilmente che l’algoritmo di wattpad (quel misterioso) faccia girare la vostra storia nelle Home degli altri.

3- I social sono importanti

Fare spam su una bacheca di wattpad, a volte può essere fastidioso.

Ma come si fa quindi a farsi un po’ di pubblicità? Semplice, con i social network.

Fate conoscere la vostra opera anche al di fuori della piattaforma, sfruttando tutti gli strumenti che i social network possono offrirvi.

All’interno di Facebook esistono molti gruppi dedicati proprio alla nostra piattaforma di scrittura e molti dei quali permettono lo spam.

Attenzione anche qui: spammare a destra e a manca, in continuazione e in contemporanea su più gruppi rischia sempre di essere controproducente.

Perciò state attenti, leggete bene ogni regolamento di ogni gruppo, partecipate, siate anche in questo caso utenti attivi nel commentare i post di altri e, ogni tanto, pubblicizzate la vostra storia.

Ma non solo con un post con scritto “cliccate sul link e leggete la mia storia”, ma anche e soprattutto tramite estratti dai vostri capitoli, curiosità sulla vostra storia e sui vostri personaggi.

Insomma dite alla comunità di facebook che esistete anche voi e che scrivete cose interessanti.

Poi se volete essere presenti anche su altri social network, ben venga, purché voi riuscite a gestire tutto.

Io per esempio sono anche abbastanza attiva su Instagram, dove posto spesso estratti delle mie storie e tengo aggiornati sui nuovi capitoli e le prossime uscite.

*********

Se seguirete questi tre consigli, ripeto non necessariamente con estrema costanza, le differenze le noterete.

A volte si passano periodi in cui neanche un singolo lettore passa a leggere la vostra storia, e altre volte in cui vorresti mollare tutto, ma ricorda che senza un piccolo impegno social non riuscirai mai ad ottenere un po’ di risultati.

Spero che questa semplice, ma non del tutto scontata, guida possa aiutarti.

Se ti è piaciuto leggere l’articolo commenta, lascia un like e condivi con i tuoi amici.

Chiara.

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De gustibus: approfondimento #1: Pizza e fichi, non solo un modo di dire

Buongiorno a tutti!

Questa volta nella rubrica di “De gustibus” non parleremo di una ricetta vera e propria, ma di un cibo che comunque ha origini antiche.

Così antiche da diventare perfino un modo di dire.

Sto parlando di pizza e fichi.

Quanti di noi hanno già sentito questo detto?

“Non è mica pizza e fichi”. Modo di dire nato a Roma ma ormai diffuso in tutta Italia.

Ma forse non tutti sanno che l’accostamento pizza e fichi è proprio un piatto gustoso.

Personalmente ho perfino dei ricordi molto piacevoli, legati all’infanzia, che ancora oggi mi fanno sorridere.

Perché io pizza e fichi li mangiavo fin da piccola, quando mio nonno andava a raccogliere questo frutto delizioso e poi a comprare appositamente della buona pizza bianca per farcirla.

Proprio l’altro giorno, ne ha raccolti alcuni dal suo albero e io non ho resistito. Come se non potessi farne a meno.

Ma torniamo alla storia.

Dicevo, questa pietanza ha origini molto antiche.

I fichi erano una della frutta più amata e mangiata dai romani e furono proprio loro ad accostarla a focacce bianche, scoprendo che il gusto è davvero eccezionale.

Nel tempo è diventato emblema di questa società fino a diventare un modo di dire.

Si dice, infatti, “mica pizza e fichi” per identificare qualcosa di davvero buono. Di eccezionale.

Questo perché la focaccia che veniva usata era considerata un alimento per “poveri” e i fichi anche, in quando due cibi facilmente reperibili anche in strada.

Perciò è nato il costrutto, che potremmo tradurre come “Non è come pizza e fichi”, per identificare qualcosa che, appunto completamente diverso dalla pietanza sopra citata, è qualcosa di raffinato e per niente facile da reperire.

Con il tempo poi si sono fatte anche delle aggiunte al piatto, come l’usanza di inserire il prosciutto, ma se devo essere sincera io l’ho sempre mangiata nella versione “originale”.

Per chi non sa di cosa sto parlando, dovete assolutamente provare.

La mia pizza e fichi 😋

Poi, visto che avevo a congelare anche i miei panini di Libum, non contenta ho provato anche questo connubio.

Se non sapete che cosa sia il Libum e volete prepararlo, trovate la ricetta Qui.

Davvero squisito 😋

E voi avete mai mangiato la pizza con i fichi?

Se sì, eravate a conoscenza della sua origine antica? E perché è nato questo modo di dire?

Se vi è piaciuto questo piccolo approfondimento, fatemelo sapere con un commento e condividete.

Chiara

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5 feste cristiane che hanno origini pagane

Buongiorno a tutti, oggi per la rubrica “Lo sapevi che”, parliamo di tradizioni.

Non ci pensiamo mai, ma l’epoca moderna è comunque figlia – e frutto – del suo passato.

Molte usanze, usi, costumi, modi di dire o fare ci vengono tramandati dalla nostra cultura e dalle epoche più antiche.

Potremmo perciò stupirci di quante cose noi abbiamo ereditato (o spesso rubato) alle culture passate?

In questo articolo voglio elencarvi, in particolare, 5 festività cristiane che hanno origini, o che hanno preso spunto, da altrettante feste pagane.

1-Il Natale e i suoi simboli

Il Natale può essere considerata una delle feste più emblematiche del cristianesimo. Per la maggior parte delle Chiese ricade il 25 Dicembre, mentre per alcune ricade il 6 Gennaio (Il nostro giorno dell’Epifania) o il 7 Gennaio.

I cristiani iniziarono a festeggiare questo giorno solo intorno al IV sec. d.C., prendendo spunto da varie tradizioni, culti e festività. Prime fra tutte la festa ebraica dell’Hannukkah. Una festa che dura otto giorno, a partire dal venticinquesimo giorno del mese di Kislev, che coincide con dicembre.

Ma molte similitudini le abbiamo anche con alcuni culti pagani. Come, per esempio, quella del solstizio d’inverno, il giorno più corto dell’anno che i Celti festeggiavano proprio il 25 dicembre. Ancora una volta, questa data sembra assumere un certo valore.

In questo giorno si celebrava il Sole.

E gli stessi Celti, durante questo periodo, erano soliti decorare alberi sempreverdi. Non vi ricorda un po’ il nostro classico albero di Natale?

Per quanto riguarda i romani, invece, nei giorni precedenti al 25 dicembre, si festeggiavano i Saturnali, una festa religiosa dedicata al dio Saturno.

I romani erano soliti scambiarsi un augurio e dei doni. Un po’ come i nostri regali sotto l’albero di Natale.

Durante questo periodo l’ordine sociale poteva essere sovvertito, e gli schiavi potevano sentirsi temporaneamente uomini liberi. Veniva perfino eletto un “princeps”, che spesso indossava una maschera e vestiva con colori sgargianti quali il rosso.

E quale personaggio tipicamente associato al nostro Natale veste di rosso? Sì, proprio lui, babbo Natale.

Insomma, diciamo che i cristiani non hanno inventato quasi nulla di questa festa ma la loro originalità forse sta proprio nell’avere unito queste usanze, piccoli rituali e tradizioni, in un’unica festività, diventata la più apprezzata da tutti.

2-Ferragosto

Noi tutti quando pensiamo al 15 agosto, data della festa di Ferragosto, abbiamo in mente pic-nic, feste tra amici, grigliate e gite fuori porta.

Forse non tutti si sono mai chiesti, almeno una volta nella vita, da dove nasce questa festività? Perché la festeggiamo? E soprattutto, cosa festeggiamo? E poi, perché è una festa tipicamente Italiana?

Partiamo dalla prima domanda. Ferragosto deve la sua origine, e anche il nome, alla festa pagana denominata Feriae Augusti, istituita proprio dall’Imperatore Augusto come momento di riposo dopo la fine del periodo di lavoro agricolo e serviva proprio ai braccianti per riprendersi dalle fatiche dei campi.

Si festeggiava originariamente il 1° di Agosto ma quando poi la festa fu assimilata dalla chiesta Cattolica, la data venne spostata al 15 di agosto, per farla coincidere con l’Assunzione di Maria.

L’aspetto più conviviale di questa festa ci viene tramandato dall’epoca fascista, quando a metà degli anni venti, il regime fascista organizzava in quel periodo i treni popolari di ferragosto, convogli a prezzi stracciati per invogliare le persone a partire per una piccola gita.

La festa, come detto prima, è tipicamente Italiana. Anche in Irlanda si festeggia il 15 agosto ma solo come Assunzione di Maria, senza alcun altro significato.

3-Pasqua

Come il Natale, anche la Pasqua è una delle festività principali della religione cristiana, essa celebra la resurrezione di Gesù.

La Pasqua cade la prima domenica dopo il primo plenilunio di primavera, quindi una festa legata (per così dire) all’equinozio di primavera.

Proprio il concetto di resurrezione e rinascita, con tutti i probabili simbolismi legati, e che spesso è associato a questa stagione, che viene ripreso da un culto pagano in particolare.

Quello della dea Eostre, divinità poi diventata anche simbolo di festività, la festa di Ostara, dove si celebrava la rigenerazione della natura e la rinascita della vita e coincideva appunto con l’equinozio di primavera.

La Pasqua ha “assimilato” molti dei simboli collegati a questa tradizione; come l’uovo, da sempre considerato emblema della nascita, e presente in molte culture antiche; E anche il coniglio pasquale, che rappresenta la fertilità, è in realtà ripreso dalla festa di Ostara.

*Nota curiosa: In alcune lingue anche il nome è molto simile. Infatti in inglese Pasqua si dice Easter e in tedesco Ostern.

4-Culto dei santi

Inizialmente, essendo il Cristianesimo un culto monoteista, in netta contrapposizione con quelli pagani, non aveva affatto l’usanza di “festeggiare”, per così dire, i santi.

Anzi, si cercava di promuovere insistentemente l’idea che tutti gli uomini fossero uguali.

Con il passare del tempo però, si iniziò a parlare prima di “martiri” per designare cristiani uccisi e torturati a causa del loro credo, e infine prese sempre più piede il culto dei santi.

A favorire la nascita di questa tradizione anche il desiderio di sostituire la molteplicità di divinità che si festeggiavano nell’Impero.

Infatti, proprio come gli dei romani, ogni santo è legato ad un particolare tipo di persone. La festa del Dio venne sostituita dalle cosiddette feste del patrone e molti templi dedicati ad alcune divinità pagane vennero trasformare in chiese dedicate a santi specifici.

5- Capodanno

Secondo il calendario gregoriano il 1° Gennaio è l’inizio di un nuovo anno. Solitamente, in gran parte del mondo, si festeggia questo passaggio, per dire addio all’anno concluso e salutare quello che sta per venire.

Ma per molti è una festa religiosa, di precetto, nella quale si celebra la Solennità della vergine Maria. E per molti paesi, come l’Italia, è anche una festa civile.

Ma la sua origine è molto antica.

*Nota curiosa: La data del capodanno non è fissa per ogni parte del mondo, anzi. In generale, per tutti i paesi che seguono il calendario Gregoriano e quello Giapponese, si festeggia il 1° Gennaio. Gli altri, invece, hanno date diverse.

L’origine di questa festa deriva dal lontano 46 a.C., quando Giulio Cesare promulgò il calendario Giuliano. Prima di allora, infatti, l’anno iniziava il 1° Marzo.

Il calendario si basava sulle scorrere delle stagioni e il mese di Gennaio fu dedicato al dio Giano, da cui il mese trae il nome.

Ed è proprio dai festeggiamenti in onore di questa divinità che trae origine la nostra moderna festa di Capodanno.

Giano era un dio tipicamente Italico e Latino, considerato la divinità dell’inizio, tanto che non si poteva intraprendere nessuna attività lavorativa o militare senza prima rivolgere una preghiera al dio.

Come dicevo prima, il 1° Gennaio non è sempre stata la data canonica, anzi, fino al 1691 d.C., anno in cui papa Innocenzo XII stabilì che tutti dovessero uniformarsi alla data del 1° Gennaio, in molti paesi e città anche Italiane si festeggiava in altre date.

Oggi la festa è diventata una delle più importanti nel nostro calendario, con tutti i suoi rituali di passaggio che spesso diamo anche per scontati.

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Queste sono solo cinque delle festività cristiane, oltretutto le più famose, che in realtà hanno origini pagane, ma l’elenco sarebbe davvero molto lungo.

Se vi è piaciuto questo articolo fatemelo sapere con un commento o un voto.

Se lo avete trovato interessante, condividetelo con i vostri amici.

A presto,

Chiara.

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De gustibus ricetta #2: Libum, lo snack dei nostri antenati

Buongiorno a tutti, pronti per una nuova ricetta vecchia di duemila anni?

Niente paura, anche questa ricetta non è affatto difficile, né per gli ingredienti, né per la preparazione.

Si tratta del libum.

Molti lo identificano come una sorta di pane antico, quando in realtà non è proprio così. I romani avevano molti tipi di pane, con farine e cotture diverse (probabilmente ne inserirò una o due in questa rubrica), ma il libum forse, a mio modesto parere, può essere classificato più come una sorta di plumcake salato.

Veniva sicuramente gustato come spuntino o antipasto insieme ad altri alimenti o condimenti come miele, frutta secca, olive ecc.

Insomma, una sorta di snack per i nostri antenati.

Principalmente veniva cotto in forma rettangolare, una sorta di grosso panetto, ma ne esiste anche una variante a forma di panini.

Immagine presa dal web
Immagine presa dal web

Io ho scelto la seconda versione, più per comodità nel cucinarla che per altro, ma voi potete farla della forma che più vi ispira.

La ricetta originale

Questa ricetta ci viene tramandata dal De agri cultura di Catone il Censore:

“Hoc modo facitio: casei p.II bene disterat in mortario; ubi bene bene distriverit, farinae siligineae libram aut, si voles tenerius esse, selibram similaginis solum eodem indito; permiscetoque cum caseo bene; ovum unum addito ed una permisceto bene. Inde panem facito; folia subdito; in foco caldo sub testu coquito leniter…”.

Traduzione

“Farai così: trita in un mortaio 1 kg di formaggio di pecora; dopo averlo ben tritato, aggiungerai mescolando 500 g. di farina o, se vuoi sia più soffice, soltanto 250 g di farina; aggiungerai un uovo e mescolerai bene. Poi formerai il pane; metterai sotto il pane alcune foglie di alloro; lo cucinerai lentamente su fuoco caldo coprendolo con un coperchio…”.

Ricetta interpretata (nel dettaglio)

Ingredienti:

  • Ricotta 1 kg
  • Farina: 500 gr
  • 1 uovo
  • sale
  • pepe
  • foglie di alloro

Procedimento

1-Schiacciamo la ricotta con in cucchiaio fino a renderla morbida.

2-Uniamo la farina, un po’ di sale, un uovo e il pepe (a vostro piacimento) e impastiamo il tutto fino ad ottenere un impasto morbido ma compatto.

3 – Ricopriamo la teglia con foglie di alloro e qualche goccia di olio.

4 – Scegliamo la forma che vogliamo dare al composto, io ho scelto i panini, e poniamolo sopra il letto di alloro.

5 – Mettiamo in forno preriscaldato per 25 minuti circa (o fino a quando non si sarà dorato) a 180°.

6 – Una volta che si saranno cotti, sforniamo e lasciamo raffreddare.

In pochi passaggi e in poco tempo, avremmo un gustoso snack che si suggerisce di mangiare insieme a vari tipi di condimenti. Miele, olive, affettati e molto altro, secondo anche il vostro gusto.

Considerazioni personali

  • Nel mio forno i panini sono dovuti restare di più di quanto indicato, perciò consiglio di dare sempre un’occhiata e assicurarsi che siano cotti.
  • Personalmente li ho provati con miele, formaggio, prosciutto e anche con la mortadella. Mi sono piaciuti in tutte le combinazioni ma ho notato che sono buoni anche da soli. Sta a voi provare con ciò che più vi piace.
  • Il giorno dopo ho deciso di metterli a congelare perché erano troppi ed essendo con la ricotta avevo paura non si mantenessero. Poi qualche giorno dopo ne ho scongelato uno per mangiarlo ed era buono come se fosse fresco, perciò si mantengono anche molto bene e non perdono il sapore o la consistenza.

Se vi è piaciuta anche questa ricetta fatemelo sapere con un commento o con un like.

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A presto, con nuove ricette dal passato.

Chiara

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