De Gustibus ricetta #3: Le Laganae di Orazio

Buongiorno buongustai amanti della storia!

E’ da un po’ che non vi porto una ricetta antica e voglio tornare in grande, con una ricetta che in casa abbiamo apprezzato tutti. Ci siamo leccati i baffi da quanto era buona 😋

Una ricetta composta da pochi e semplici ingredienti, facilmente reperibili, e anche abbastanza facile. Certo, al contrario delle precedenti, ci vuole un po’ più di pazienza e manualità in cucina. Ma chiunque, a mio avviso, può riproporla.

Sto parlando delle Laganae.

Le laganae sono un tipo di pasta, fatta con la farina di farro, simile ai maltagliati, che ci viene presentata e tramandata da Orazio che ne parla perfino nei suoi versi.

Si pensa che il nome delle lasagne derivi proprio da questa tipologia di pasta.

Ricetta

Ingredienti:

  • Farina di farro 180gr.
  • Farina di semola 180 gr.
  • Acqua 1/5 di litro ( 0,2l )
  • Sale 1 presa
  • Ceci 200gr
  • Porri 1
  • Pepe 1 prese
  • Olio 2 cyathi*

*cyathi: Unità di misura usata dai romani. 1 cyathi corrisponde a due cucchiai

Procedimento

1- La sera prima mettiamo ammollo i ceci nell’acqua e il giorno dopo lessiamoli in una buona quantità di acqua (che poi ci servirà in seguito). Saliamoli a fine cottura e scoliamoli conservando l’acqua.

2- Mischiamo le due farine con il sale e aggiungiamo l’acqua tiepida un po’ alla volta.

3- Impastiamo fino a creare una palla consistente, copriamo con un panno umido e lasciamo riposare fuori dal frigo per 30 minuti.

4- Nel frattempo tagliamo a rondelle il porro e cuociamolo in padella con l’olio.

5- Aggiungiamo i ceci.

6- Passati i 30 minuti, stendiamo la pasta con il mattarello e tagliamola in strisce più o meno grandi. Non devono essere precise.

7- Mettiamo a cuocere la pasta nell’acqua dei ceci che abbiamo conservato. Scoliamola quando è ancora un po’ al dente, conservando ancora l’acqua dei ceci.

8- Buttiamo la pasta nella padella insieme al condimento e con un po’ di acqua di cottura e saltiamo fino a quando tutti gli ingredienti si amalgamano bene e la pasta finisce di cuocersi.

9- Serviamo aggiungendo pepe a piacere.

Ed ora non ci resta che mangiarla.

Considerazioni finali

Questo è il piatto della cucina romana, finora provato, che ho adorato di più. Non credevo che potesse piacermi così tanto ma è stato un successo anche in casa. Non è affatto difficile farlo e può piacere a tutti proprio per la semplicità dei suoi ingredienti.

Provare per credere!

Spero che questa ricetta vi sia piaciuta. Se è così, lasciate un commento e condividete con chi potrebbe essere interessato.

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Alla prossima,

Chiara.

De gustibus approfondimento #2: Il garum e tutti i suoi simili

Buongiorno cuochi antichi !

Oggi per la rubrica “De gustibus”, abbiamo un altro approfondimento, dedicato ad una componente molto importante della cucina antica: il garum.

Praticamente ci è impossibile cucinare la stragrande maggioranza dei piatti dell’antica Roma (almeno nella versione originale) senza usare questo condimento.

I nostri antenati ne andavano matti, anche se sembra non furono loro ad inventarlo, e proprio per questo lo mettevano ovunque.

C’è da precisare però che, essendo una salsa molto particolare e dal forte odore anche all’epoca c’era chi non la apprezzava molto.

Ma vediamo al succo: che cos’era il garum?

Nota: esistevano vari tipi di garum e spesso sulle ricette si vedono altri due nomi, liquamen e allec. Ad oggi non possiamo sapere con esattezza quale sia la differenza, a causa di scarse fonti, ma i più propendono nel pensare che la differenza maggiore sia piuttosto nella consistenza. Perciò possiamo considerarli la stessa cosa, almeno nelle nostre ricette.

Tornando a noi.

Il garum era una salsa a base di pesce che si creava lasciando a macerare, tra spezie e sale, pesci di vario tipo.

Queste anfore dentro il quale veniva messo il pesce poi venivano lasciate all’aria aperta, senza coperchio, per un mese o più.

Capite che non è certo un profumo di rose quello che emanavano😂

Alla fine di questo tempo, il pesce veniva spremuto e si ricavava un liquido abbastanza saporito che usavano come base di condimento per la maggior parte delle loro ricette.

Ad oggi, possiamo identificare come “garum” moderno la colatura di acciughe o anche alcune salse di pesce tipiche della cucina thailandese.

Ovviamente io mi sono cimentata nel provare, con dovute modifiche e accorgimenti per non impuzzolire tutta casa.

Questo perché voglio provare ricette sempre più complesse e vorrei farlo nel modo più fedele possibile.

Voi, se non volete provare, o rischiare, il consiglio che posso darvi per sostituire questo condimento facilmente e così comunque avvicinarvi il più possibile ai sapori originali, è quello di usare la pasta di acciughe. Dicono che il sapore sia molto simile.

La ricetta originale

Di ricette ne abbiamo alcune ma io qui vi riporto quella di Marziale, che è quella più precisa e anche quella che ho preso io per la mia preparazione.

Usate pesci grassi come sardine e sgombri, cui vanno aggiunti, in porzione di un terzo, interiora di pesci vari. Bisogna avere a disposizione una vasca ben impeciata, della capacità di una trentina di litri. Sul fondo della vasca, fate un altro strato di erbe aromatiche disseccate e dal sapore forte come aneto, coriandolo, finocchio, sedano, menta, pepe, zafferano e origano. Su questo fondo disponete le interiora e i pesci piccoli interi, mentre quelli più grossi vanno tagliati a pezzetti. Sopra stendete uno strato di sale alto due dita. Ripetete gli strati fino all’orlo del recipiente. Lasciate riposare per sette giorni. Mescolate di sovente ancora per qualche giorno.Alla fine otterrete un liquido piuttosto denso, che è appunto il garum. Esso si conserverà a lungo”.

La mia preparazione

Io ho comprato alcune alici e sardine dal pescivendolo, ma potete usare il pesce che preferite anche se consiglio pesce piccolo.

In una ciotolina ho iniziato a preparare, lavorando per strati.

Prima ho messo uno strato di erbe, quelle che avevo in casa. Nel mio caso si tratta di: origano, mentuccia, salvia, prezzemolo, rosmarino e timo.

Sul letto di erbe ho adagiato alcune sardine e alici.

E il terzo strato è composto da sale, a ricoprire tutto il pesce. Io ho usato quello grosso.

Poi si continua strato dopo strato. Erbe, pesce e sale… Fino a finire il pesce.

Ora, in teoria il composto dovrebbe stare all’aria aperta, ma non avendo un posto adatto per lasciare il pesce così, ho deciso di chiuderlo ermeticamente con un coperchio.

Ho lasciato riposare senza aprirlo o toccarlo per sette giorni.

Il settimo giorno ho aperto e ho mescolato un po’ il pesce.

Da quel momento ho aperto ogni tanto sempre per mescolare un po’, per altri venti giorni.

Al ventesimo giorno ho aperto e filtrato il pesce.

Come vedete quello che ne esce è un liquido dal colore poco invitante, sembra acqua sporca 😂

Il sapore è sì molto forte ma ciò che si sente di più sono le erbe e il fatto che sia molto salato.

Mentre il pesce, che è rimasto e non si è macerato del tutto, ha un odore molto forte, simile appunto a quello della pasta di acciughe.

Nota: niente paura, questo alimento non viene usato in quantità enormi all’interno dei piatti perché in realtà serviva solo per insaporire. Infatti, nella maggior parte delle ricette ne serve uno o al massimo due cucchiai.

Ho deciso, dopo aver filtrato il composto, di rimettere il pesce nella ciotola e lasciarlo macerare ancora, per vedere se riesco ad ottenere anche consistenze diverse.

Se il risultato sarà positivo sicuramente farò un’altro aggiornamento di questo approfondimento per tenervi aggiornati.

Ho messo il garum in frigo perché, anche se non esisteva all’epoca degli antichi romani, ho preferito non rischiare lasciando fuori. Appassionata di storia sì, ma non completamente folle 😂.

Presto sicuramente proverò il garum all’interno di una ricetta antica ma, per il momento, ho voluto seguire il consiglio che ho trovato su internet, e usare il composto all’interno di un piatto antico: pasta aglio, olio e peperoncino.

Vi dirò, il sapore mi è piaciuto molto (scusate ma non ho foto da mostrarvi) mentre il forte odore ha dato fastidio a mia madre 😂.

Considerazioni personali

  • Se non avete un posto appartato, come una cantina, per tenere il composto aperto, vi consiglio caldamente di fare come me e di chiudere ermeticamente il pesce, altrimenti sentirete l’odore ovunque e potrebbe darvi fastidio.
  • Sempre a causa dell’odore, se siete molto sensibili e vi danno fastidio, evitate di fare questo procedimento e usate nelle prossime ricette semplicemente pasta di acciughe.

In conclusione, ho voluto provare per amore nei confronti della storia, e anche perché ero molto curiosa, ma non credo, in generale, che replicherò ancora. E una volta che avrò finito il garum creato, nelle mie ricette antiche anche io userò pasta di acciughe. Più semplice.

Se avete trovato l’articolo interessate, mettete like, commentate e condividete con i vostri amici.

Chiara.

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5 feste cristiane che hanno origini pagane

Buongiorno a tutti, oggi per la rubrica “Lo sapevi che”, parliamo di tradizioni.

Non ci pensiamo mai, ma l’epoca moderna è comunque figlia – e frutto – del suo passato.

Molte usanze, usi, costumi, modi di dire o fare ci vengono tramandati dalla nostra cultura e dalle epoche più antiche.

Potremmo perciò stupirci di quante cose noi abbiamo ereditato (o spesso rubato) alle culture passate?

In questo articolo voglio elencarvi, in particolare, 5 festività cristiane che hanno origini, o che hanno preso spunto, da altrettante feste pagane.

1-Il Natale e i suoi simboli

Il Natale può essere considerata una delle feste più emblematiche del cristianesimo. Per la maggior parte delle Chiese ricade il 25 Dicembre, mentre per alcune ricade il 6 Gennaio (Il nostro giorno dell’Epifania) o il 7 Gennaio.

I cristiani iniziarono a festeggiare questo giorno solo intorno al IV sec. d.C., prendendo spunto da varie tradizioni, culti e festività. Prime fra tutte la festa ebraica dell’Hannukkah. Una festa che dura otto giorno, a partire dal venticinquesimo giorno del mese di Kislev, che coincide con dicembre.

Ma molte similitudini le abbiamo anche con alcuni culti pagani. Come, per esempio, quella del solstizio d’inverno, il giorno più corto dell’anno che i Celti festeggiavano proprio il 25 dicembre. Ancora una volta, questa data sembra assumere un certo valore.

In questo giorno si celebrava il Sole.

E gli stessi Celti, durante questo periodo, erano soliti decorare alberi sempreverdi. Non vi ricorda un po’ il nostro classico albero di Natale?

Per quanto riguarda i romani, invece, nei giorni precedenti al 25 dicembre, si festeggiavano i Saturnali, una festa religiosa dedicata al dio Saturno.

I romani erano soliti scambiarsi un augurio e dei doni. Un po’ come i nostri regali sotto l’albero di Natale.

Durante questo periodo l’ordine sociale poteva essere sovvertito, e gli schiavi potevano sentirsi temporaneamente uomini liberi. Veniva perfino eletto un “princeps”, che spesso indossava una maschera e vestiva con colori sgargianti quali il rosso.

E quale personaggio tipicamente associato al nostro Natale veste di rosso? Sì, proprio lui, babbo Natale.

Insomma, diciamo che i cristiani non hanno inventato quasi nulla di questa festa ma la loro originalità forse sta proprio nell’avere unito queste usanze, piccoli rituali e tradizioni, in un’unica festività, diventata la più apprezzata da tutti.

2-Ferragosto

Noi tutti quando pensiamo al 15 agosto, data della festa di Ferragosto, abbiamo in mente pic-nic, feste tra amici, grigliate e gite fuori porta.

Forse non tutti si sono mai chiesti, almeno una volta nella vita, da dove nasce questa festività? Perché la festeggiamo? E soprattutto, cosa festeggiamo? E poi, perché è una festa tipicamente Italiana?

Partiamo dalla prima domanda. Ferragosto deve la sua origine, e anche il nome, alla festa pagana denominata Feriae Augusti, istituita proprio dall’Imperatore Augusto come momento di riposo dopo la fine del periodo di lavoro agricolo e serviva proprio ai braccianti per riprendersi dalle fatiche dei campi.

Si festeggiava originariamente il 1° di Agosto ma quando poi la festa fu assimilata dalla chiesta Cattolica, la data venne spostata al 15 di agosto, per farla coincidere con l’Assunzione di Maria.

L’aspetto più conviviale di questa festa ci viene tramandato dall’epoca fascista, quando a metà degli anni venti, il regime fascista organizzava in quel periodo i treni popolari di ferragosto, convogli a prezzi stracciati per invogliare le persone a partire per una piccola gita.

La festa, come detto prima, è tipicamente Italiana. Anche in Irlanda si festeggia il 15 agosto ma solo come Assunzione di Maria, senza alcun altro significato.

3-Pasqua

Come il Natale, anche la Pasqua è una delle festività principali della religione cristiana, essa celebra la resurrezione di Gesù.

La Pasqua cade la prima domenica dopo il primo plenilunio di primavera, quindi una festa legata (per così dire) all’equinozio di primavera.

Proprio il concetto di resurrezione e rinascita, con tutti i probabili simbolismi legati, e che spesso è associato a questa stagione, che viene ripreso da un culto pagano in particolare.

Quello della dea Eostre, divinità poi diventata anche simbolo di festività, la festa di Ostara, dove si celebrava la rigenerazione della natura e la rinascita della vita e coincideva appunto con l’equinozio di primavera.

La Pasqua ha “assimilato” molti dei simboli collegati a questa tradizione; come l’uovo, da sempre considerato emblema della nascita, e presente in molte culture antiche; E anche il coniglio pasquale, che rappresenta la fertilità, è in realtà ripreso dalla festa di Ostara.

*Nota curiosa: In alcune lingue anche il nome è molto simile. Infatti in inglese Pasqua si dice Easter e in tedesco Ostern.

4-Culto dei santi

Inizialmente, essendo il Cristianesimo un culto monoteista, in netta contrapposizione con quelli pagani, non aveva affatto l’usanza di “festeggiare”, per così dire, i santi.

Anzi, si cercava di promuovere insistentemente l’idea che tutti gli uomini fossero uguali.

Con il passare del tempo però, si iniziò a parlare prima di “martiri” per designare cristiani uccisi e torturati a causa del loro credo, e infine prese sempre più piede il culto dei santi.

A favorire la nascita di questa tradizione anche il desiderio di sostituire la molteplicità di divinità che si festeggiavano nell’Impero.

Infatti, proprio come gli dei romani, ogni santo è legato ad un particolare tipo di persone. La festa del Dio venne sostituita dalle cosiddette feste del patrone e molti templi dedicati ad alcune divinità pagane vennero trasformare in chiese dedicate a santi specifici.

5- Capodanno

Secondo il calendario gregoriano il 1° Gennaio è l’inizio di un nuovo anno. Solitamente, in gran parte del mondo, si festeggia questo passaggio, per dire addio all’anno concluso e salutare quello che sta per venire.

Ma per molti è una festa religiosa, di precetto, nella quale si celebra la Solennità della vergine Maria. E per molti paesi, come l’Italia, è anche una festa civile.

Ma la sua origine è molto antica.

*Nota curiosa: La data del capodanno non è fissa per ogni parte del mondo, anzi. In generale, per tutti i paesi che seguono il calendario Gregoriano e quello Giapponese, si festeggia il 1° Gennaio. Gli altri, invece, hanno date diverse.

L’origine di questa festa deriva dal lontano 46 a.C., quando Giulio Cesare promulgò il calendario Giuliano. Prima di allora, infatti, l’anno iniziava il 1° Marzo.

Il calendario si basava sulle scorrere delle stagioni e il mese di Gennaio fu dedicato al dio Giano, da cui il mese trae il nome.

Ed è proprio dai festeggiamenti in onore di questa divinità che trae origine la nostra moderna festa di Capodanno.

Giano era un dio tipicamente Italico e Latino, considerato la divinità dell’inizio, tanto che non si poteva intraprendere nessuna attività lavorativa o militare senza prima rivolgere una preghiera al dio.

Come dicevo prima, il 1° Gennaio non è sempre stata la data canonica, anzi, fino al 1691 d.C., anno in cui papa Innocenzo XII stabilì che tutti dovessero uniformarsi alla data del 1° Gennaio, in molti paesi e città anche Italiane si festeggiava in altre date.

Oggi la festa è diventata una delle più importanti nel nostro calendario, con tutti i suoi rituali di passaggio che spesso diamo anche per scontati.

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Queste sono solo cinque delle festività cristiane, oltretutto le più famose, che in realtà hanno origini pagane, ma l’elenco sarebbe davvero molto lungo.

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A presto,

Chiara.

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